La riforma della disabilità, introdotta con il decreto legislativo n. 62/2026, sta avendo effetti negativi in Abruzzo e Molise. I dati raccolti dall’Osservatorio Previdenza CGIL nazionale, elaborati su fonte INPS – Direzione Centrale Salute e Prestazioni di Disabilitàmostrano un netto calo delle domande di invalidità e inabilità nelle quattro province coinvolte nella sperimentazione: Teramo e Isernia, entrate nel percorso dal 30, e Chieti e Campobasso, coinvolte dal primo marzo 2026.
Questa contrazione delle istanze implica per molti una rinuncia a prestazioni economiche e sociali importanti, quali accompagnamento, terapie, esenzioni. Di fatto, viene negato l’esercizio di diritti fondamentali. La situazione è stata illustrata durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il segretario generale della CGIL abruzzo moliseCarmine Ranieri, il coordinatore regionale Inca CGIL Abruzzo MoliseMirco D’Ignazio, e il responsabile regionale CGIL Ufficio politiche per la disabilitàClaudio Ferrante.
I dati allarmanti delle province coinvolte
In Abruzzo, i dati mostrano cali significativi in entrambe le province coinvolte, con intensità diverse a seconda della fase di sperimentazione. Teramo, entrata nel percorso dal 30, ha registrato nel periodo ottobre-aprile un calo del 23,45% delle domande rispetto all’anno precedente, scendendo da 4.951 a 3.790. Chieti, coinvolta solo dal primo marzo 2026, segna già un crollo ben più netto: le domande sono passate da 1.684 a 1.023 nel confronto marzo-/2026, con una riduzione del 39,25%.
In Molise il quadro è analogo. Isernia, in sperimentazione dal 30, ha visto le domande scendere da 1.393 a 1.058 nel periodo ottobre-aprile, con un calo del 24,05%, superiore alla media nazionale del 18,67% per lo stesso gruppo di province. Campobasso, entrata nella sperimentazione dal primo marzo 2026, registra il dato più allarmante: le domande sono crollate del 39,87%, da 1.106 a 665, peggio persino della già preoccupante media nazionale del -36,39%.
Le criticità del modulo AP70
Preoccupante anche il quadro relativo alla trasmissione dei dati socioeconomici tramite il modulo AP70 (modulo INPS con dati socio-economici senza il quale non vengono pagate le prestazioni): a Isernia risulta mancante il 19,88% degli AP70 necessari, a Teramo il 16,46%, in linea con la media nazionale del 16,02%.
Le denunce della CGIL Abruzzo e Molise
“Nelle quattro province coinvolte nella sperimentazione – afferma la CGIL Abruzzo Molise – assistiamo a un calo delle domande che va ben oltre le fisiologiche variazioni annuali. Non siamo di fronte a un semplice rallentamento burocratico: la nuova organizzazione introdotta dalla riforma sta scoraggiando le persone con disabilità dal far valere i propri diritti. Parliamo di lavoratrici e lavoratori fragili che rinunciano a presentare domanda per l’assegno ordinario di invalidità o per la pensione di inabilità previdenziale, prestazioni che rappresentano diritti fondati sui contributi versati in una vita di lavoro.”
“Le criticità che denunciamo da mesi – prosegue il sindacato – sono concrete e documentate: i costi elevati dei certificati introduttivi, la riduzione del ruolo dei patronati nella fase iniziale delle procedure e la mancata attuazione dei percorsi di vita individuale, anche a causa della carenza di risorse. A questo si aggiungono le recenti modifiche sulla non autosufficienza e sugli over 70, che stanno rendendo il sistema sempre più confuso e frammentato, con il paradosso del ripristino delle commissioni Asl in territori dove erano state quasi del tutto soppresse.”
“Chiediamo al Governo nazionale di fermarsi e di ascoltare i territori. Alle Regioni Abruzzo e Molise chiediamo invece di farsi parte attiva per il miglioramento della riforma e per ottenere dal Governo risorse adeguate per la sua concreta attuazione. Una riforma nata con l’obiettivo dichiarato di semplificare – conclude la CGIL – non può trasformarsi in un sistema che lascia sole le persone più fragili. I dati di Teramo, Isernia, Chieti e Campobasso lo dimostrano con chiarezza.”


