Il Termoli Comics, evento atteso da migliaia di appassionati di fumetti e manga, ha visto quest’anno una presenza insolita: quella dell’Esercito Italiano. Tra gli stand dedicati ai cosplayer e ai videogiochi, spicca infatti un blindato Lince e una serie di attività promozionali rivolte ai giovani. Una scelta che ha suscitato non poche polemiche, soprattutto tra i gruppi di sinistra e le associazioni per la pace.
La presenza militare al Termoli Comics
Lo stand dell’Esercito Italiano, con gigantografie di soldati in assetto da guerra e mitragliatori, offre ai visitatori la possibilità di farsi fotografare con il proprio volto al posto di quello del soldato. Un’iniziativa che, secondo gli organizzatori, mira a promuovere la carriera militare tra i giovani. Tuttavia, questa presenza ha sollevato critiche da parte di Sinistra Italiana e dell’assemblea Palestina Libera del Basso Molise.
Le critiche di Sinistra Italiana
Il segretario regionale di Sinistra Italiana, Vincenzo Notarangeloha definito l’iniziativa pessima e fuori luogo. “Il Termoli Comics deve essere un momento di divertimento e aggregazione, non di divisione o per fomentare l’idea della guerra”, ha dichiarato. Il partito critica l’inserimento del tema della guerra in un evento di svago, definendolo in antitesi con lo spirito del festival.
Le preoccupazioni di Palestina Libera
Anche l’assemblea Palestina Libera ha espresso preoccupazione per la presenza dell’Esercito al festival. “La guerra non è un gioco. Cosa c’entra l’esercito al Comics? Il fumetto ripudia la guerra”, hanno dichiarato. L’assemblea invita gli organizzatori a riconsiderare le loro scelte e si dice disponibile a un confronto aperto su questi temi per evitare compromissioni simili in futuro.
Il contesto globale e la normalizzazione della guerra
La polemica non riguarda solo l’evento di Termoli, ma si inserisce in un contesto più ampio di normalizzazione della guerra nella cultura popolare. In un’epoca segnata da un gigantesco riarmo globale, dall’espansione delle spese militari e dalla moltiplicazione dei conflitti, la presenza delle Forze armate in eventi rivolti ai giovani solleva interrogativi importanti.
Il governo Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto stanno lavorando alla promozione della cosiddetta cultura della Difesauna strategia che mira a rendere familiare la presenza delle strutture militari nella vita quotidiana. Progetti come una piattaforma televisiva dedicata alle Forze armate vanno esattamente in questa direzione, trasformando la guerra in racconto e il militarismo in prodotto culturale.
La presenza dell’Esercito al Termoli Comics diventa così un tassello di una pedagogia dell’obbedienza che punta soprattutto alle nuove generazioni. “Non si porta un blindato in una manifestazione frequentata da migliaia di adolescenti per spiegare la complessità della geopolitica o per aprire un dibattito critico sulla guerra. Lo si porta per suscitare fascinazione”, si legge in una dichiarazione critica.
Le conseguenze della militarizzazione culturale
La militarizzazione culturale non riguarda solo la presenza di blindati e soldati in eventi pubblici, ma anche la rimozione delle conseguenze reali della guerra dal campo visivo. Dietro ogni blindato c’è sempre una guerra, e dietro ogni guerra ci sono corpi feriti, città distrutte e vite spezzate. Le immagini che arrivano ogni giorno da Gazadall’Ucrainadal Sudan o dall’Iran sono un monito costante di ciò che rappresentano davvero quei mezzi militari esibiti accanto agli stand dei fumetti.
In un Paese che continua a tagliare risorse a scuola, università, ricerca e servizi pubblici, si investe enormemente nella costruzione dell’immaginario militare. Non è una scelta neutrale, ma una scelta politica. Educare alla pace significa insegnare il valore della cooperazione, della solidarietà e della risoluzione nonviolenta dei conflitti. Educare alla guerra significa invece abituare le persone a considerare normale la presenza delle armi, dei blindati e delle strutture militari negli spazi della vita quotidiana.
La presenza dell’Esercito a una fiera del fumetto non dovrebbe essere salutata con entusiasmo, ma interrogata criticamente. Perché quando un blindato diventa un’attrazione per ragazzi, la militarizzazione culturale ha già fatto un passo avanti. E la pace uno indietro.


