Nel fascicolo aperto dalla procura di Larino sul caso di Pietracatella sono finiti settanta alimenti provenienti da due appartamenti della stessa palazzina, messi sotto sigillo nell’ambito delle indagini per il sospetto avvelenamento da ricina che ha provocato la morte di madre e figlia durante il periodo natalizio. I campioni, composti da cibi fatti in casa e confezionati, sono stati trasferiti per le analisi all’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise e saranno sottoposti a ulteriori esami da nuovi consulenti nominati dalla procura.
Dettaglio dei sequestri e del materiale sottoposto ad accertamento
Il materiale sequestrato comprende sia prodotti ritirati il 29 dicembre che un più ampio prelievo effettuato il 7 gennaio. Nel dettaglio, inizialmente furono posti sotto sequestro 19 alimenti nell’appartamento al secondo piano in via Risorgimento, mentre successivi prelievi hanno portato in totale a 18 alimenti recuperati nel freezer e 17 alimenti nel frigorifero dello stesso nucleo familiare. Inoltre, dall’appartamento al primo piano, dove risiedeva la madre di uno degli indagati, sono stati tolti altri 16 alimenti (suddivisi in 8 dal frigorifero e 8 dal freezer).
Oltre ai cibi, le attività di analisi sono estese anche ad altri reperti: indumenti, arredi e oggetti trovati nelle abitazioni saranno ispezionati per rintracciare eventuali tracce del veleno o di materiali riconducibili alla sua produzione o manipolazione. L’uso combinato di esami chimici e tecniche specialistiche servirà a chiarire se la ricina sia effettivamente presente nei campioni sequestrati.
Coinvolgimento di esperti tedeschi e calendario delle consulenze
Per approfondire le analisi la procura ha deciso di integrare il collegio di consulenti con specialisti stranieri: al lavoro affiancheranno ai periti italiani i tecnici del Robert Koch Institute di Berlino e la Bundeskriminalamt. Tra i nominativi chiamati a collaborare compaiono il direttore Christian Herzog e la ricercatrice Sylvia Worbs, che insieme al tossicologo forense Luca Morini dell’Università di Pavia completeranno il nuovo gruppo di studio.
Il conferimento formale degli incarichi è previsto per il 29 giugno al Centro Antiveleni Tossicologico Maugeri di Pavia, dove saranno definite le metodologie d’indagine. Si prevede inoltre la partecipazione degli esperti tedeschi a un sopralluogo nella casa di Pietracatella, che potrà avvenire se necessario dopo le prime analisi di laboratorio e con l’impiego di specifiche tecniche di campionamento per la ricina messe a punto in Germania.
Ruolo delle autorità e tecniche di analisi
La scelta di coinvolgere il centro tedesco e la polizia federale deriva dalla necessità di applicare metodiche consolidate per l’identificazione della ricinaincluse procedure avanzate per l’analisi di reperti biologici. Il lavoro combinato mira a fornire riscontri sia sui materiali sequestrati che sui campioni biologici delle vittime, con esami mirati a ricostruire la natura e le modalità di esposizione al veleno.
Elementi emersi dai dispositivi personali e verifiche sugli anticorpi
Durante le indagini sono stati acquisiti anche i telefoni di Antonella Di Ielsi e di sua figlia; dalle prime verifiche risultano emergere informazioni giudicate dagli inquirenti potenzialmente rilevanti per capire il movente e la dinamica della vicenda. In particolare, risulta che Antonella, 50 anni, avrebbe appreso fatti ritenuti scomodi prima della tragedia e che aveva interrotto i rapporti con la cugina del marito, Laura Di Vita, circostanza che alcuni inquirenti considerano significativa nell’ambito del contesto familiare.
Parallelamente, la procura ha disposto accertamenti per verificare la presenza di anticorpi contro la ricina in due persone vicine alle vittime, Gianni e Alice Di Vita, per stabilire se vi sia stata una assunzione del veleno. Gli ascolti e le indagini hanno già coinvolto un ampio numero di persone: sono state infatti raccolte informazioni da oltre 160 testimoni per ricostruire i rapporti e gli spostamenti nelle settimane precedenti i decessi.
L’insieme degli esami sui reperti, l’analisi dei dispositivi elettronici e le consulenze internazionali puntano a fornire elementi concreti su come la sostanza sia potuta finire nei pasti consumati in casa e a chiarire se le dinamiche familiari possano aver avuto un ruolo nella scelta delle vittime.


