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Rischio declassamento dell’ospedale di Agnone: sindaci in piazza e ricorsi al Tar

La protesta contro la riorganizzazione sanitaria coinvolge sindaci, centinaia di cittadini e ricorsi al Tar Molise; al centro il possibile declassamento dell'ospedale Caracciolo di Agnone e il depotenziamento del distretto di Villa Santa Maria

Rischio declassamento dell’ospedale di Agnone: sindaci in piazza e ricorsi al Tar

Negli ultimi mesi la sanità nelle aree montane dell’Abruzzo e del Molise è tornata al centro del dibattito pubblico: la prospettiva di una riconversione dell’ospedale Caracciolo di Agnone e il depotenziamento del distretto sanitario di Villa Santa Maria hanno scatenato una serie di iniziative istituzionali e popolari. Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale d’AbruzzoAlessio Monaco sindaco di Rosello ha presentato una richiesta urgente per convocare la Commissione Vigilanza e audire formalmente i vertici della sanità e dell’assessorato regionale.

Il ricorso e la scadenza del Tar Molise sul futuro dell’ospedale di Agnone

Il Comune di Agnone sostenuto da una cinquantina di altri sindaci ha presentato un ricorso al Tar Molise contro l’ipotesi di trasformare il Caracciolo da ospedale di area particolarmente disagiata a struttura con gestione prevalentemente infermieristica, denominata «ospedale di comunità». I giudici amministrativi dovranno pronunciarsi entro metà luglio sul merito del ricorso: la decisione determinerà se l’iter di riconversione potrà proseguire o dovrà essere sospeso. Sul tavolo c’è anche la sorte del Pronto soccorso perché un ospedale di comunità non prevede l’operatività di un servizio di emergenza urgenza come quello attuale, con possibili ricadute immediate per i cittadini dell’Alto Vastese e delle aree confinanti.

La protesta e le preoccupazioni locali

La mobilitazione in difesa dei servizi sanitari ha visto la partecipazione di centinaia di agnonesi e molisani e di numerosi sindaci in fascia, con un sit-in davanti alla struttura sanitaria. L’assessore e infermiera Enrica Sciullo ha sintetizzato il timore diffuso: «Un ulteriore taglio comporterà l’azzeramento dei servizi sanitari sul territorio». Sciullo ha insistito sulla differenza tra un punto di primo intervento e un pronto soccorso evidenziando come il primo non sia in grado di garantire lo stesso livello di competenze mediche necessarie per le emergenze.

Le accuse alla giunta regionale e gli accordi di confine

Dal fronte politico regionale arriva una critica netta: «La politica si misura sugli atti e sui fatti, non sulla propaganda», ha dichiarato Alessio Monaco aggiungendo che «La giunta regionale continua a parlare di aree montane che vanno salvaguardate», ma che le scelte concrete vanno in una direzione opposta e penalizzante per i territori più fragili. Monaco ha posto l’accento sui tagli ai servizi di prossimità e sulla carenza del servizio di emergenza-urgenza medicalizzata oltre alla mancanza di attenzione per i cosiddetti accordi di confine con il Molise e le altre strutture sanitarie della zona.

Gli accordi annunciati nei mesi scorsi

Nei mesi scorsi il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio aveva rilanciato l’idea di formalizzare accordi di confine tra l’Asrem e l’omologa Asl di Vasto Lanciano Chieti nonché con l’Azienda sanitaria della provincia de L’Aquila prospettando un nuovo ruolo integrato per l’ospedale di Agnone e un raccordo operativo con la struttura di Castel di Sangro. L’intento dichiarato era quello di mettere in rete servizi e competenze, ma finora le sigle e gli annunci non hanno prodotto effetti concreti percepiti dalla popolazione locale.

La discussione sul futuro dell’ospedale si inserisce in un quadro più ampio di riorganizzazione e di tensione tra enti sanitari e amministrazioni locali: da un lato c’è la struttura commissariale che gestisce la politica sanitaria in Molise, dall’altro le istituzioni abruzzesi rappresentate dall’assessore alla sanità Nicoletta Verì. Le preoccupazioni manifestate a Villa Santa Maria e ad Agnone sono sintomatiche di una frattura tra annunci politici e aspettative dei cittadini, con il rischio di vedere diminuiti servizi essenziali in territori già fragili.

Il caso del Caracciolo rappresenta, nelle parole di chi protesta, «L’esempio più evidente è l’ospedale di Agnone», lasciato senza tutele nonostante il suo ruolo di riferimento sanitario per le comunità dell’area. La richiesta di audizione in Commissione Vigilanza e il ricorso al Tar restano

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