Le indagini sull’avvelenamento con ricina di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, avvenuto a Pietracatella, stanno per raggiungere una svolta cruciale. Gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, tra i massimi esperti mondiali in tossicologia, sono stati chiamati a collaborare con gli inquirenti italiani per fare luce su questo giallo che ha sconvolto il Molise.
L’intervento degli esperti tedeschi
Il team internazionale, coordinato dal professor Christian Herzog, è al lavoro per confermare se la ricina sia stata effettivamente la causa della morte delle due donne e per ricostruire la filiera del veleno. Gli esperti analizzeranno circa settanta campioni di alimenti sequestrati, oltre a reperti prelevati nell’abitazione delle vittime. Un nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella, sigillata dallo scorso dicembre, è stato programmato per utilizzare metodiche d’avanguardia e reagenti altamente specializzati.
Analisi cliniche e ambientali
Non solo analisi ambientali, ma anche cliniche: i consulenti esamineranno i campioni biologici di Gianni e Alice Di Vita, alla ricerca di eventuali anticorpi naturali. Questo dettaglio tecnico potrebbe rivelare contatti pregressi con la ricina fornendo nuovi elementi per definire il contesto del presunto duplice omicidio. La collaborazione tra italiani e tedeschi è considerata fondamentale per la risoluzione del caso.
I sospettati e le nuove testimonianze
Gli inquirenti hanno individuato tre sospettati: due donne e un uomo. Le indagini puntano a confermare se l’avvelenamento sia avvenuto durante la cena del 23 dicembre, quando a tavola c’erano i due genitori e le due figlie. Gianni Di Vita, il marito e padre delle vittime, aveva lamentato un malessere, ma non ha subito danni gravi. La procura dovrebbe aver ricevuto la relazione definitiva dell’autopsia, firmata dalla dottoressa Mari Pia De Luca, dopo una proroga concessa per completare gli accertamenti.
Nuovi testimoni e una lettera anonima
Un nuovo testimone si sarebbe presentato nei giorni scorsi in Questura per parlare del caso. Si tratterebbe di una persona molto vicina alla famiglia delle vittime. Inoltre, sarebbe arrivata agli investigatori una lettera anonima che potrebbe contenere dettagli importanti. La zia di Antonella Di Ielsi ha espresso la sua speranza di ottenere verità e giustizia, ricordando la nipote come una persona impegnata per la famiglia e la comunità.
Le indagini sono entrate in una fase decisiva, con l’obiettivo di trovare prove concrete e risolvere questo mistero che ha scosso l’intera comunità di Pietracatella.



