L’inchiesta sull’avvelenamento con ricina di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita a Pietracatella continua a fare passi avanti. Dopo oltre sei mesi dalla tragica scoperta, le indagini si stanno concentrando su nuove testimonianze e analisi scientifiche che potrebbero fare luce sul caso.
La Procura di Larino ha avviato una serie di nuove operazioni, coinvolgendo esperti del Robert Koch Institut di Berlino. I campioni di sangue prelevati da Gianni Di Vita, marito di Antonella, e Alice Di Vita, sorella di Sara, sono stati inviati in Germania per analisi approfondite. Inoltre, sono stati sequestrati circa settanta alimenti dall’abitazione di via Risorgimento per essere esaminati dagli specialisti tedeschi.
Nuove testimonianze e lettere anonime
Nel corso delle indagini, sono emerse nuove testimonianze che potrebbero essere cruciali per risolvere il caso. Oltre cento persone sono state sentite finora, e recentemente si è presentata una persona molto vicina alla famiglia per fornire informazioni di interesse investigativo. Inoltre, è arrivata una lettera anonima che potrebbe contenere indizi importanti.
Il prozio di Gianni Di Vita ha dichiarato di non sapere nulla dei presunti dissidi familiari e ha affermato che il nucleo familiare non ha responsabilità. Tuttavia, le indagini continuano a esplorare tutte le piste possibili.
Le dichiarazioni della famiglia
Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, ha parlato ai microfoni di Uno Mattina News, esprimendo la sua frustrazione per la mancanza di risposte. “Dicono che forse sia stata la gelosia. Se così fosse, doveva essere mia figlia a essere gelosa di chi voleva prendere il suo posto. Non il contrario”, ha dichiarato.
Salvatore ha anche affermato di non escludere nessuna ipotesi e ha sottolineato l’importanza di scoprire la verità. “Deve venire fuori chi è stato. Non è uno scherzo questo. Chiunque sia. Se fosse stato il marito… va bene, pagherà. Che ci possiamo fare. Ma oggi non lo sappiamo”, ha aggiunto.
Le analisi scientifiche
Gli esperti del Robert Koch Institut stanno analizzando una vasta gamma di reperti, tra cui campioni pre e post mortem delle vittime, organi e tessuti prelevati durante le autopsie, il contenuto gastrico e intestinale, e i circa settanta alimenti sequestrati. Le analisi mirano a confermare la presenza della ricina e a stabilirne la concentrazione, individuare eventuali residui sugli oggetti sequestrati, e verificare se altri soggetti siano entrati in contatto con la tossina.
La Squadra Mobile di Campobasso continua a lavorare senza sosta, ascoltando familiari, amici e conoscenti delle vittime e confrontando ogni dichiarazione con i dati estratti dai dispositivi elettronici sequestrati. L’obiettivo è verificare, punto dopo punto, che la ricostruzione investigativa resista a ogni possibile riscontro scientifico.
L’inchiesta è entrata in una fase cruciale, e le prossime settimane potrebbero portare nuove rivelazioni. La famiglia Di Ielsi continua a chiedere giustizia, e le autorità sono determinate a fare piena luce su questo tragico evento.



