Nel corso dei primi tre mesi di emergenza i rincari del carburante hanno lasciato un’impronta netta sul comparto dei trasporti in Molise. Secondo una stima della Cgia di Mestre, il caro gasolio ha determinato un onere aggiuntivo di circa 18 milioni di euro per le imprese locali: un dato che fotografa l’urto immediato dei prezzi sul bilancio operativo degli autotrasportatori e apre interrogativi più ampi sulle prospettive del settore.
Il fenomeno non è isolato: a livello nazionale la stessa associazione segnala un extra onere stimato in 2,1 miliardi di euro nelle prime dodici settimane della crisi, nonostante il governo abbia introdotto il taglio di 20 centesimi sulle accise il 19 marzo. Queste cifre mostrano come la misura abbia avuto un effetto parziale, insufficiente a compensare la fiammata dei costi e a impedire che molte imprese affrontassero tensioni finanziarie acute.
Impatto economico e dinamica dei costi
L’aumento del prezzo del gasolio aggrava i costi variabili delle aziende di trasporto, incidendo su voci come consumo carburante, manutenzione e pneumatici. Per molte piccole realtà, caratterizzate da margini ridotti e capitalizzazione limitata, un rialzo prolungato dei prezzi si traduce in perdita di redditività e in difficoltà nel rispettare impegni finanziari. Inoltre, la compressione dei margini alimenta una pressione sui prezzi praticati ai committenti, con il rischio di escalation competitiva che favorisce operatori più grandi o esterni.
Numeri chiave a confronto
Nel dettaglio, la Cgia di Mestre riporta che in Italia, nelle prime dodici settimane, l’autotrasporto merci ha sostenuto un extra costo pari a 2,1 miliardi, mentre per il Molise la stima sui tre mesi raggiunge i 18 milioni. Questi valori vanno letti insieme ad una riduzione strutturale del tessuto imprenditoriale: le imprese di autotrasporto iscritte in Molise sono passate da 533 nel 2015 a 460 nel 2026, una flessione del 13,7% che corrisponde a 73 chiusure nell’arco di dieci anni.
Geografia delle chiusure e vulnerabilità territoriale
La contrazione non è omogenea sul territorio regionale: la provincia di Campobasso ha registrato la perdita più consistente con 66 imprese cessate, mentre la provincia di Isernia conta 7 chiusure. Questa sproporzione riflette differenze nella domanda di trasporto, nella concentrazione di attività produttive e nella capacità delle imprese locali di adattarsi a shock di costo. In territori con meno imprese, la tenuta di ciascun operatore è spesso più fragile e la chiusura di un vettore può avere effetti a catena su collegamenti e servizi logisitici.
Effetti sul tessuto economico
La perdita di imprese si traduce in riduzione di posti di lavoro, minore capacità logistica e possibile aumento dei costi per le aziende rimaste, chiamate a sostenere tratte meno redditizie. In un contesto regionale fatto soprattutto di micro e piccole imprese, la scomparsa di operatori locali rischia di aumentare il gap infrastrutturale rispetto ad altre regioni e di penalizzare la competitività delle filiere produttive locali.
Limiti delle misure temporanee e possibili risposte
La riduzione delle accise varata il 19 marzo costituisce una misura temporanea utile a fornire un sollievo immediato, ma non risolve problemi di natura strutturale come la bassa capitalizzazione, la concorrenza sui prezzi e l’obsolescenza del parco mezzi. Per questo motivo, molte imprese chiedono interventi aggiuntivi che agiscano sia sulla liquidità a breve termine sia sulle capacità di investimento a medio-lungo termine, con strumenti che vadano oltre la mera scontistica fiscale.
Strade possibili per la resilienza
Tra le soluzioni praticabili emergono il potenziamento di forme aggregate (cooperative, reti d’impresa), incentivi per il rinnovo del parco veicoli verso mezzi più efficienti, linee di credito agevolato e contratti di filiera più stabili che trasferiscano parte del rischio sui committenti. L’adozione di tecnologie per l’ottimizzazione dei percorsi e la digitalizzazione delle flotte può ridurre l’incidenza del carburante sul costo unitario del servizio e rappresenta una leva concreta per aumentare la sostenibilità economica e ambientale.
Il conto di 18 milioni in tre mesi per il Molise rappresenta quindi più di una cifra: è un campanello d’allarme che richiede risposte coordinate tra istituzioni, associazioni di categoria e imprese. Per evitare ulteriori chiusure e preservare la capacità logistica regionale, serviranno azioni tempestive che combinino misure di emergenza e riforme di sistema, trasformando l’urgenza in opportunità per rinnovare e rendere più resilienti le aziende di autotrasporto.



