Le indagini sull’avvelenamento con ricina che ha portato alla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita a Pietracatola stanno prendendo una nuova direzione. Gli inquirenti sembrano aver individuato un possibile colpevole, ma cercano ancora prove scientifiche per confermare i loro sospetti.
La vicenda, che ha sconvolto la piccola comunità di Pietracatola, ha visto un’accelerazione nelle ultime settimane. Le autorità stanno esaminando attentamente ogni dettaglio per ricostruire la dinamica dell’avvelenamento, avvenuto tra il 23 e il 24 dicembre 2026.
Nuove piste e testimonianze
Gli inquirenti hanno convocato tre persone per ulteriori interrogatori. Secondo le fonti, si tratta di un uomo e due donne legati alla famiglia delle vittime, oltre a un quarto individuo che potrebbe essere coinvolto nell’estrazione della ricina. Le indagini si concentrano sugli spostamenti e sulle comunicazioni di queste persone, con particolare attenzione ai dati dei loro cellulari.
Un elemento significativo è la scoperta di piante di ricino nelle vicinanze del lago di Occhito, non lontano da Pietracatola. Queste piante, utilizzate da un agricoltore per tenere lontane le talpe, potrebbero aver fornito la sostanza letale. Gli esperti del laboratorio Robert Koch Institut stanno analizzando i campioni biologici e gli alimenti sequestrati per determinare l’origine della ricina.
Testimonianze chiave
Vincenzo Rubano, un amico della coppia, ha fornito una testimonianza preziosa. Rubano, titolare di una struttura ricettiva dove Antonella e Gianni Di Vita hanno celebrato il loro matrimonio vent’anni fa, ha descritto la coppia come felice e serena. Ha anche chiarito che le piante di ricino sono spontanee nella zona e non coltivate.
Un altro testimone chiave è Gianfranco Paolucci, sindaco di Macchia Valfortola, che ha confermato la presenza di piante di ricino nella zona. Paolucci ha spiegato che queste piante sono sempre state presenti, ma la loro tossicità non era conosciuta dalle generazioni più recenti.
Gli inquirenti stanno lavorando senza sosta per raccogliere prove decisive. Oltre alle analisi scientifiche, stanno esaminando i dati dei cellulari delle persone convocate, con particolare attenzione alle celle agganciate nei pressi del lago di Occhito. Le indagini si stanno allargando ad altri comuni della provincia di Campobasso per verificare ulteriori dettagli.
Il movente sembra essere legato a segreti familiari o a conflitti interni alla cerchia più stretta delle vittime. Gli inquirenti sono determinati a evitare un Garlasco bis un riferimento a un altro caso di omicidio che ha visto lunghe indagini e molte incertezze. Questa volta, sembrano avere una pista chiara, ma hanno bisogno di prove scientifiche per confermarla.



