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Volontariato silenzioso nel cimitero di Campobasso

Una testimonianza di cura e memoria: il volontariato di Giovanni Curci per i piccoli sepolti nel Campo zero

Volontariato silenzioso nel cimitero di Campobasso

Nel cimitero di Campobasso esiste un’area raccolta dove le tombe non hanno nomi ma sono riconoscibili per le piccole croci bianche in legno e per le coccarde che le ornano. Qui riposano i resti di neonati nati prematuri, bimbi deceduti subito dopo la nascita e feti di aborti spontanei: si tratta di sepolture anonime che la comunità ha sempre cercato di trattare con rispetto e discrezione. In questo spazio, spesso chiamato dalla gente di città il Campo zero, un uomo ha trasformato la sua routine in un atto di memoria collettiva.

Giovanni Curci, conosciuto come Giannino tra amici e vicini, ha dedicato una parte consistente della sua esistenza a quel luogo. Dopo aver terminato il lavoro come dipendente comunale ha scelto di non allontanarsi: per oltre ventisei anni ha curato personalmente aiuole e croci, mantenendo puliti i sentieri e posizionando fiori con regolarità. A novant’anni porta con sé storie sobrie e gesti costanti che hanno restituito dignità a tombe fragili, e per questo la sua opera è stata valorizzata dall’Amministrazione comunale.

Un impegno quotidiano che diventa comunitario

La cura che Giannino riserva a quelle sepolture va oltre il semplice mantenimento: è un modo per tenere viva la memoria di vite che non hanno avuto spazio nei registri con un nome. Ogni intervento, dal posizionare una nuova coccarda a sistemare la terra attorno alla croce, è un piccolo rito che parla di rispetto. Il suo lavoro non conosce stagioni, né giorni festivi: l’attenzione costante nei confronti di quelle tombe ha creato un punto di riferimento per chi passa, per le famiglie e per chi cerca conforto nei luoghi della perdita.

La dimensione umana del gesto

Dietro le azioni quotidiane c’è una scelta che ha valore simbolico: trasformare la manutenzione in un servizio di vicinanza. Il volontariato di Giannino è perciò un esempio di cura civile, dove il privato si fa pubblico per preservare la memoria collettiva. Le sue attenzioni hanno anche creato piccoli riti condivisi dalla comunità: chi lo incontra lo aiuta, scambia parole, lascia un fiore. Questi gesti costruiscono legami e rendono visibile il rispetto che una città può riservare alle sue vite più fragili.

Il riconoscimento ufficiale

Recentemente l’impegno di Giovanni è stato ufficialmente riconosciuto: accompagnato dalla figlia Raffaella, si è recato al municipio di Campobasso dove gli è stata consegnata una attestazione che sottolinea la sua straordinaria umanità e la dedizione silenziosa con cui custodisce il luogo della memoria. La cerimonia ha dato spazio a parole di ringraziamento e a un riconoscimento pubblico che ha restituito alla città l’immagine di un uomo semplice ma straordinario, capace di fare della quotidianità un servizio per gli altri.

Le parole delle istituzioni

Alla consegna dell’attestato la sindaca Marialuisa Forte ha voluto sottolineare l’importanza del gesto e ha ringraziato il consigliere Gianluca Maroncelli, che ha proposto il conferimento. Queste parole ufficiali hanno avuto il merito di mettere in luce un lavoro che spesso passa inosservato: l’atto di preservare tombe anonime è infatti un modo concreto per ridare dignità a chi non ha una lapide con un nome, e per ricordare alla collettività il valore della cura reciproca.

Rituali di memoria e piccoli segni di consolazione

Tra le abitudini più toccanti di Giannino c’è la tradizione annuale dell’8 dicembre: ogni anno sistema un albero di Natale nel Campo zero, un segnale visibile di attenzione verso quei piccoli defunti. Questo gesto, che coniuga memoria e simbolo di speranza, è solo uno degli esempi di come la manutenzione possa diventare anche un modo per creare occasioni di raccoglimento collettivo. Il suo lavoro invita la città a riflettere su ciò che significa ricordare e preservare le vite che non hanno avuto il tempo di farsi raccontare.

La storia di Giovanni Curci rimane un invito: riconoscere il valore del servizio silenzioso e fare spazio alla cura come pratica civica. Quel lembo di cimitero, con le sue piccole croci e le coccarde, non è solo un luogo di dolore ma anche un luogo di rispetto che, grazie a un uomo determinato, continua a rappresentare la concretezza di un’affettività che non si arrende all’oblio. È un promemoria per la comunità intera sul significato di accompagnare la memoria.

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