La vicenda di Pietracatella prosegue tra accertamenti scientifici e indagini testimoniali per chiarire le cause del decesso di Antonella Di Ielsi e della giovane Sara Di Vita. Le analisi di laboratorio hanno rilevato tracce di ricina nel sangue delle vittime, ma le autorità hanno ritenuto necessario ampliare il collegio di consulenti per ottenere una relazione definitiva che metta insieme gli elementi tossicologici e le risultanze autoptiche.
La procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, ha formalizzato l’incarico a specialisti esterni: il tossicologo Carlo Alessandro Locatelli del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia e il chimico forense Daniele Merli. Contemporaneamente la medico legale Benedetta Pia De Luca ha richiesto tempo per completare la relazione autoptica, fissando come termine il 30 giugno, data entro la quale la procura attende la relazione finale.
Ruolo delle consulenze e complessità scientifica
Gli esperti nominati dovranno affrontare questioni tecniche delicate: determinare la compatibilità tra i danni d’organo osservati e l’esposizione a ricina, definire le modalità di assunzione e dettagliare le caratteristiche chimico-forensi della sostanza riscontrata. Il problema non è solo constatare la presenza della tossina, ma anche collocarla con precisione nel quadro cronologico e patologico emerso dagli esami autoptici.
La sfida degli esami
La ricina è nota per la sua marcata degradabilità nelle matrici biologiche e per la scarsità di riferimenti in letteratura per casi analoghi, come sottolineato negli atti. Per questo gli accertamenti richiederanno metodiche altamente specializzate e un confronto tra i risultati chimici e le osservazioni anatomopatologiche riportate sui vetrini esaminati fino a oggi.
Indagini di polizia giudiziaria: interrogatori e acquisizioni digitali
Parallelamente all’attività tecnico-scientifica, gli investigatori proseguono con gli interrogatori dei familiari e con le acquisizioni di dati digitali. Sono stati ascoltati più volte il padre delle vittime, Gianni Di Vita, e la figlia maggiore, Alice, chiamati a ricostruire gli ultimi giorni prima delle feste natalizie e a fornire codici di accesso ai dispositivi sequestrati.
Telefonini e dati forensi
Gli investigatori hanno ottenuto la copia forense dello smartphone di Alice e di altri dispositivi rinvenuti nell’appartamento, compresi i cellulari delle vittime. L’unico telefono ancora non in mano alla scientifica sarebbe quello di Gianni Di Vita, un elemento che gli inquirenti ritengono comunque recuperabile. Le analisi su chat, ricerche online, note sui pasti e geolocalizzazione sono considerate potenziali fonti di riscontro per ricostruire movimenti e responsabilità.
Filoni d’inchiesta e persone coinvolte
L’inchiesta procede su due binari distinti: un fascicolo contro ignoti per il presunto duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno e dalla premeditazione, e un altro con indagati cinque medici per ipotesi di omicidio colposo, quest’ultima circostanza parzialmente ridimensionata dalla conferma della presenza della ricina nel sangue delle vittime.
Ambito familiare e altre persone sentite
Le verifiche si concentrano sui pasti della vigilia e della serata del 23 dicembre, con particolare attenzione alla torta preparata da una parente anziana, la zia conosciuta come Isuccia, 92 anni, che è stata ascoltata dagli investigatori. È stata inoltre sentita la figura del consulente informatico della famiglia, Giovanni Alfonso, chiamato a spiegare gli aspetti tecnici legati ai dispositivi e alle copie forensi.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo su alcune persone che figurano tra i sospettati: si tratterebbe di individui con accesso facilitato all’abitazione e conoscenza delle abitudini familiari. Gli investigatori parlano di un cerchio ristretto di nomi, e descrivono l’autore dell’attacco, se confermato, come una mente capace di pianificare e mettere in atto un avvelenamento studiato.
Cosa resta da chiarire
Il quadro è ancora incompleto: la relazione autoptica di Benedetta Pia De Luca e la perizia integrativa dei consulenti nominati dalla procura saranno decisive per collegare la presenza di ricina alle lesioni osservate e, di conseguenza, alle responsabilità penali. Solo la ricostruzione unitaria di elementi biologici, chimici e testimoniali potrà fornire risposte attendibili sulla dinamica di quanto accaduto.
Nel frattempo le attività investigative proseguiranno con interrogatori, ulteriori accertamenti forensi e l’analisi approfondita dei dispositivi elettronici sequestrati. La scadenza fissata per la consegna della relazione autoptica, il 30 giugno, rappresenta un passaggio cruciale per la fase successiva dell’indagine.



