Nel pomeriggio del 30 settembre la Polizia di Stato di Campobasso ha messo in pratica un provvedimento cautelare che prevede l’allontanamento dalla casa familiare di un uomo di 40 anni, finora indagato per maltrattamenti in famiglia. La misura è stata ordinata dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Campobasso, su richiesta della Procura della Repubblica a seguito di una denuncia presentata dalla persona che si dichiara vittima.
Ordine di allontanamento e iter giudiziario
La denuncia, depositata nei giorni scorsi dalla parte offesa, ha subito attivato la Sezione Specializzata per i Reati contro la Persona della Squadra Mobile della Questura di Campobasso. Gli agenti hanno raccolto testimonianze e ha avviato rapidamente gli accertamenti, consentendo alla Procura di ricostruire una prima quadro degli eventi. Sulla base degli elementi raccolti, gli inquirenti hanno richiesto al GIP l’applicazione di una misura restrittiva, accolta nella stessa data del 30 settembre.
Il ruolo della denuncia e delle indagini preliminari
Il processo preliminare è fondamentale per verificare la fondatezza delle accuse e per decidere se adottare provvedimenti cautelari. In questo caso, la denuncia ha permesso di identificare un possibile rischio per la vittima spingendo le autorità a intervenire immediatamente. Gli investigatori hanno inoltre condotto sopralluoghi, raccolto eventuali prove mediche e interrogato testimoni, creando un dossier sufficientemente solido da giustificare l’allontanamento.
Protezione della vittima e contesto del Codice Rosso
Parallelamente all’ordine di allontanamento, sono stati attivati i percorsi di tutela e assistenza previsti per le persone in situazioni di vulnerabilità. Queste misure includono l’affido a strutture protette, il supporto psicologico e la possibilità di ricorrere a ordini di protezione. Il caso si inserisce in un più ampio impegno della Procura di Campobasso contro i reati di violenza domestica, contraddistinto dal cosiddetto Codice Rosso che prevede una risposta rapida e coordinata per i casi più gravi.
Presunzione di innocenza e diritti dell’indagato
Nonostante le restrizioni, l’uomo indagato beneficia del principio di non colpevolezza fino a una eventuale sentenza definitiva. Può avvalersi di tutti gli strumenti di difesa previsti dal codice di rito, presentare prove a suo favore e contestare le accuse in sede giudiziaria. Il GIP, infatti, ha stabilito la misura cautelare solo per esigenze di protezione, senza pregiudicare il diritto dell’indagato a un difeso efficace.
Il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari, durante la quale la Procura continuerà ad approfondire i fatti emersi e a verificare eventuali ulteriori elementi di prova. La vigilanza delle forze dell’ordine e la tempestività nella gestione dei casi di maltrattamenti in famiglia rappresentano, in questa realtà locale, una priorità per prevenire escalation violente e garantire la sicurezza dei cittadini.



