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Controversia tra Anpi e comunità ebraica alla cerimonia del 16 ottobre

L’Anpi è stata scacciata dalla commemorazione del rastrellamento del ghetto, scatenando urla di “vergogna” e accese polemiche sulla sua agenda politica.

Controversia tra Anpi e comunità ebraica alla cerimonia del 16 ottobre

Sabato mattina la capitale ha ospitato la solenne commemorazione del rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943. L’evento, tradizionalmente partecipato da autorità civili, religiose e da numerose associazioni di partigiani, è stato improvvisamente interrotto da una protesta verbale rivolta a una delegazione dell’Anpi.

Il ricordo storico del 16 ottobre 1943

Il 16 ottobre 1943 le truppe naziste razziste arrestarono 1.250 abitanti del ghetto: 689 donne, 363 uomini e 207 bambini. Dopo la cattura, 1250 persone furono deportate nei lager di sterminio e solo 16 sopravvissero, tra cui Settimia Spizzichino, l’unica donna sopravvissuta, oggi commemorata da un cavalcavia illuminato. Il ricordo di quel giorno è considerato uno dei capitoli più bui della storia ebraica romana e italiana.

Le tensioni tra Anpi e la comunità ebraica

Allo spiazzo dove si sarebbe svolta la cerimonia, la Comunità ebraica di Roma aveva preventivamente chiesto all’Anpi di astenersi. Il presidente Victor Fadlun aveva sottolineato che la presenza dell’associazione, dopo aver portato i propri gonfaloni in sit-in contro il ddl antisemitismo a pochi metri da bandiere di gruppi come Hezbollah e l’Iran, sarebbe stata “inopportuna”. Nonostante ciò, la delegazione si presentò, provocando slogan come “Vergogna!” e “Fuori!”.

Reazioni delle autorità e delle altre organizzazioni

Le forze dell’ordine hanno contenuto gli scambi verbali, ma le tensioni erano evidenti. Diverse realtà partecipanti, tra cui la FIAP, l’ANPC e rappresentanti della Chiesa, hanno salutato la cerimonia senza ostacoli. Al contrario, l’Anpi ha dichiarato di non essersi lasciata intimidire, sostenendo che la sua missione è “preservare la memoria della lotta partigiana” e che continuerà a intervenire in tutti gli eventi legati alla Resistenza.

Le accuse mosse contro l’Anpi

Fadlun ha rimarcato che l’Anpi è percepita come alleata di posizioni “pro-Palestina” e “antisioniste”, citando la sua denuncia dei crimini di guerra in Palestina e il sostegno alla popolazione di Gaza. Secondo la comunità ebraica, tali posizioni avrebbero alimentato un clima di ostilità verso gli ebrei italiani, discendenti di deportati. Inoltre, l’Anpi è stata criticata per la mancata difesa della Brigata ebraica il 25 aprile a Milano, episodio che ha ulteriormente incrinato il rapporto storico tra le due realtà.

Prospettive di riconciliazione e futuro della memoria

Il dialogo rimane teso: la comunità ebraica insiste sul rispetto di una memoria condivisa che non deve essere politicizzata, mentre l’Anpi sostiene che la lotta per i diritti umani è parte integrante della stessa Resistenza. Il caso di Roma è diventato simbolo di una frattura più ampia tra sinistra ebraica e l’associazione dei partigiani, una spaccatura che, secondo gli osservatori, potrebbe richiedere anni per essere sanata.

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