Venti amministrazioni locali del Molise hanno scelto la via giudiziaria per contestare la riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale disposta dal Commissario ad acta. Con ricorsi coordinati affidati agli avvocati Salvatore Di Pardo e Katia Palladinoi Comuni interessati chiedono l’annullamento del Decreto 45/2026 e la sospensione cautelare della sua applicazione, fissata per il 30 giugno 2026perché ritengono che la misura possa causare un danno grave e irreparabile alle comunità locali.
Entità del ricorso e unicità della richiesta di sospensione
I ricorsi, presentati congiuntamente da 20 Comuni, pongono al centro del contendere la nuova mappa dei presidi per la continuità assistenziale. Secondo il piano impugnato, il servizio passerebbe da 44 sedi attuali a soli 16 presidi: 13 inseriti nelle Case di Comunità e 3 presidi esterni con orario ridotto. I sindaci sottolineano che questa scelta comporterebbe una chiusura di fatto delle sedi escluse, nonostante non esista un atto formale di soppressione.
Motivazioni giuridiche e richieste urgenti
Nel ricorso si evidenziano presunte carenze istruttorie e l’irragionevolezza delle decisioni adottate, che a giudizio dei firmatari seguono logiche prevalentemente amministrative ed economiche. I Comuni puntano inoltre il dito contro l’assenza di valutazioni adeguate sulle caratteristiche demografiche e territoriali della regione, richiamando la tutela costituzionale del diritto alla salute e i principi di uguaglianza e buon andamento della pubblica amministrazione. L’udienza cautelare è stata fissata per mercoledì 10 giugno davanti al TAR Molise.
Comuni coinvolti e contesto territoriale
Hanno promosso il ricorso i municipi di BaranelloBonefroCantalupo del SannioCarovilliCasacalendaCercemaggioreCerro al VolturnoCivitanova del Sanniooltre ad altri Comuni dell’elenco di venti. I firmatari richiamano l’attenzione sulla conformazione geografica della regione, dove sono 123 comuni su 136 situati in aree montane, e su una popolazione caratterizzata da elevata età media, elementi che secondo i ricorrenti non sono stati adeguatamente considerati nella riorganizzazione.
Rischi segnalati dai sindaci
I rappresentanti locali paventano conseguenze concrete per l’accesso alle cure: aumento degli accessi impropri ai Pronto soccorso, maggiore ricorso ai servizi di emergenza territoriale e vuoti assistenziali nelle zone periferiche. Sul piano sociale, viene segnalato il rischio di un’accelerazione dello spopolamento nei piccoli centri se il presidio sanitario, ritenuto essenziale per la permanenza delle famiglie, venisse di fatto svuotato.
Aspetti processuali e possibili sviluppi
Gli avvocati incaricati chiedono al TAR Molise la sospensione cautelare urgente dell’efficacia del DCA 45/2026sollecitando un intervento prima della data di entrata in vigore prevista per il 30 giugno 2026. I sindaci non escludono inoltre la presentazione di ulteriori impugnazioni, indicate come valutate in parallelo rispetto al ricorso iniziale, per contestare anche altri atti programmatici collegati all’organizzazione del servizio per il periodo 2026-2028.
La vicenda riguarda scelte amministrative che toccano servizi fondamentali sul territorio e che ora saranno esaminate dal giudice amministrativo: l’udienza del 10 giugno rappresenta il primo passo formale di una controversia che intreccia aspetti sanitari, demografici e di diritto amministrativo.


