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Comuni molisani al Tar per bloccare il DCA n. 45 che ridisegna la continuità assistenziale

Venti sindaci del Molise hanno impugnato il DCA n. 45 del 13 marzo 2026 davanti al TAR Molise, sostenuti dagli avvocati Salvatore Di Pardo e Katia Palladino, per contrastare la trasformazione da 44 a 16 presidi di continuità assistenziale e chiedere la sospensione cautelare del provvedimento con udienza fissata il 10 giugno.

Comuni molisani al Tar per bloccare il DCA n. 45 che ridisegna la continuità assistenziale

Venti Comuni del Molise hanno impugnato il DCA 45/2026 davanti al TAR Molisechiedendo la sospensione cautelare della riorganizzazione della continuità assistenzialecon udienza fissata per il 10 giugno e attuazione del provvedimento prevista per il 30 giugno 2026. I ricorsi, coordinati e presentati congiuntamente, sono stati affidati agli avvocati Salvatore Di Pardo e Katia Palladino e puntano a bloccare la nuova mappa dei presidi disposta dal Commissario ad acta.

La vicenda è rilevante perché il piano ridisegna l’accesso alle cure territoriali, riducendo le sedi da 44 a 16 e concentrando i servizi in strutture accentrate. I sindaci sostengono che la misura rischia di provocare un danno grave e irreparabile alle comunità, in particolare nelle aree interne e montane. Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2026.

Ricorsi e calendario al Tar Molise

I Comuni ricorrenti hanno chiesto la sospensione urgente dell’efficacia del DCA 45/2026 prima della sua entrata in vigore del 30 giugno, fissando il primo passaggio processuale nell’udienza del 10 giugno davanti al giudice amministrativo regionale. La domanda cautelare mira a evitare un vuoto regolatorio e organizzativo che, a giudizio degli enti locali, potrebbe determinare disservizi nell’assistenza nei territori più periferici. L’azione giudiziaria ha carattere coordinato, con un’unica richiesta di misura cautelare per bloccare l’esecutività del provvedimento in attesa del merito, ritenendo sussistenti periculum in mora e fumus boni iuris rispetto alle censure formulate.

La strategia legale è stata costruita intorno alla presunta carenza di istruttoria e alla irragionevolezza delle scelte adottate dal Commissario ad acta, che, secondo gli enti, avrebbero privilegiato logiche amministrative ed economiche senza un’adeguata analisi delle condizioni locali. I sindaci hanno inoltre annunciato valutazioni parallele per ulteriori impugnazioni, compresa l’ipotesi di ricorso contro il POS 2026-2028considerato collegato all’assetto della sanità territoriale delineato dal decreto.

Cosa prevede il DCA 45/2026 e le criticità segnalate

Il piano contestato prevede la riduzione dei presidi di continuità assistenziale da 44 sedi a 16 punti complessivi: 13 all’interno delle Case di Comunità organizzate secondo il modello Hub/Spoke e 3 esterni con orario ridotto. Secondo i ricorrenti, questa riorganizzazione produrrebbe una chiusura di fatto delle sedi non integrate nella nuova rete, pur in assenza di atti formali di soppressione, con il rischio di indebolire progressivamente i servizi rimasti fuori dal perimetro del decreto. La concentrazione in poche strutture è ritenuta suscettibile di allungare i tempi di accesso e le distanze per i cittadini delle aree periferiche.

Le censure giuridiche richiamano potenziali violazioni degli artt. 32, 3 e 97 della Costituzione in tema di diritto alla salute, uguaglianza e buon andamento amministrativo, oltre alla presunta incoerenza con la normativa nazionale, menzionando il DM 77/2026. Gli enti locali sostengono che siano mancati un confronto con i dati demografici e una valutazione degli impatti organizzativi, sostenendo che la riorganizzazione, così concepita, non considererebbe la reale domanda nelle zone interne né le criticità di collegamento con le nuove sedi, specie nelle fasce orarie notturne e festive.

Impatto territoriale e rischi indicati dai sindaci

I ricorrenti hanno evidenziato che il Molise presenta una popolazione anziana rilevante, con il 12,9% di residenti oltre i 75 anni, e una forte componente di aree montanecon 123 Comuni su 136 classificati in zona montana. In tale contesto, la riduzione dei presidi territoriali viene ritenuta particolarmente critica per gli utenti fragili e per chi non dispone di mezzi di trasporto propri, in presenza di collegamenti di trasporto pubblico considerati insufficienti. Tra i rischi operativi vengono citati l’aumento degli accessi impropri ai Pronto soccorso, la crescita delle richieste al sistema di emergenza e la creazione di vuoti assistenziali in aree periferiche.

Gli amministratori locali collegano la tenuta dei presidi sanitari alla stabilità sociale dei piccoli centri, segnalando il pericolo di accelerare i processi di spopolamento se si riduce la prossimità dei servizi. La prospettiva di concentrare la rete in pochi poli, unita a orari ridotti nei tre presidi esterni, viene indicata come elemento che potrebbe disincentivare la permanenza delle famiglie e aumentare la pressione sugli ospedali. In mancanza di una revisione della mappai ricorrenti chiedono che l’esecuzione del decreto sia sospesa fino alla decisione nel merito.

Comuni e legali coinvolti nell’azione

Hanno sottoscritto i ricorsi i sindaci di Baranello, Bonefro, Cantalupo del Sannio, Carovilli, Casacalenda, Cercemaggiore, Cerro al Volturno, Civitanova del Sannio, Gambatesa, Guglionesi, Lucito, Macchia d’Isernia, Montagano, Palata, Rocchetta a Volturno, San Martino in Pensilis, Sant’Angelo Limosano, Sessano del Molise, Torella del Sannio e Toro. Gli enti locali hanno conferito mandato agli avvocati Salvatore Di Pardo e Katia Palladinoche hanno predisposto gli atti per la fase cautelare e, se necessario, per l’eventuale prosieguo nel merito. L’azione congiunta rivendica la tutela del diritto alla salute e la salvaguardia dei presidi territoriali come elementi essenziali per la tenuta sociale delle comunità molisane.

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