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Autopsia e perizia da 450 pagine rilanciano l’ipotesi di omicidio nella morte della giudice Ercolini

La perizia depositata dal professor Vittorio Fineschi e l'ordine di nuovi rilievi della Polizia Scientifica hanno spinto la Procura dell'Aquila a riaprire il fascicolo sulla morte della magistrata Francesca Ercolini: emergono dubbi sui segni al collo, sulla compatibilità degli oggetti ritrovati e sulla ricostruzione della scena avvenuta nell'appartamento di viale Zara a Pesaro.

Autopsia e perizia da 450 pagine rilanciano l’ipotesi di omicidio nella morte della giudice Ercolini

La Procura dell’Aquila ha disposto nuovi accertamenti sulla morte della giudice molisana Francesca Ercolinitrovata senza vita nella sua abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2026dopo il deposito di una perizia medico-legale di circa 450 pagine firmata dal professor Vittorio Fineschi. Gli esiti tecnici dell’incidente probatorio a Roma hanno portato gli inquirenti a valutare anche l’ipotesi di omicidio a carico di alcuni indagati.

L’aggiornamento è rilevante perché la relazione ha messo in discussione la ricostruzione iniziale di suicidioorientando l’inchiesta verso responsabilità di terzi. La pm Roberta D’Avolio ha chiesto ulteriori verifiche su reperti e compatibilità delle lesioni, mentre il Gip Marco Billi ha calendarizzato una nuova udienza a L’Aquila. Ultimo aggiornamento: 9 giugno 2026.

Perizia di 450 pagine e incidente probatorio a Roma

La relazione di Fineschi, redatta dopo la riesumazione della salma e gli esami al Policlinico Umberto Iha evidenziato incongruenze tra i segni sul collo e i reperti trovati in casa. Nell’incidente probatorio svoltosi alla Sapienza di Romala pm D’Avolio ha chiesto di approfondire profili tecnici indicati nella perizia, inclusa la verifica dimensionale e morfologica delle tracce. All’uscita dall’obitorio del Verano, consulenti, pm e difese non hanno rilasciato dichiarazioni nel rispetto dell’ordine di silenzio disposto dal pubblico ministero.

Un ulteriore appuntamento tecnico è stato fissato per l’8 giugno 2026 presso il Policlinico Umberto I, dove si trova la salma, per consentire il confronto tra i consulenti sui rilievi anatomopatologici e sulle misure prospettate. Il contributo del consulente della difesa Mariano Cingolani si è concentrato sulla richiesta di valutazioni oggettive, ritenute utili a stabilire la compatibilità tra lesioni e oggetti repertati.

Rilievi su cavi elettrici, striscia di seta e scala di viale Zara

Al centro degli accertamenti figurano due cavi elettrici collegati ad altrettante lampade e una striscia di seta rinvenuta annodata alla ringhiera della scala interna dell’appartamento in viale Zara. La Procura ha chiesto di verificare se i solchi sul collo possano essere compatibili con i cavi delle abat-jour oppure con altri meccanismi lesivi. Secondo la perizia, alcuni elementi non sarebbero coerenti con un gesto volontarioipotizzando la possibile simulazione della scena domestica.

Gli specialisti della Polizia Scientifica e i Carabinieri del RIS sono tornati nell’abitazione per eseguire nuovi sopralluoghi e ricostruire la dinamica. Tra i quesiti operativi rientra anche la verifica pratica sulla possibilità che una persona di oltre 60 chili e alta più di 1,70 metri potesse compiere autonomamente i movimenti coerenti con la prima ricostruzione, anche in relazione all’altezza della ringhiera e alla resistenza dei punti di ancoraggio.

Indagati, ipotesi di reato e ruoli in inchiesta

Nell’indagine coordinata dalla Procura dell’Aquila risultano sei indagatitra i quali il marito della giudice. Tra i nomi emersi nelle fasi procedurali figura anche l’avvocato Lorenzo Ruggierimentre nel fascicolo è presente il medico legale che effettuò la prima autopsia. Oltre alla valutazione sull’omicidioil pubblico ministero ha iscritto ipotesi come falsità ideologicaviolazione del segreto istruttorio e possibile depistaggioriferite alla gestione delle prime fasi dell’indagine.

La salma della magistrata, originaria di Campobasso e professionalmente collegata a L’Aquilaè stata riesumata nel cimitero di Riccia e trasferita al Policlinico Umberto I per gli esami. Le attività tecniche sono confluite nella perizia da 450 pagine, individuata come documento centrale del procedimento, e sono oggetto di confronto tra ufficio inquirente, consulenti e difese nelle sedi di Roma e L’Aquila.

Udienza a L’Aquila e integrazioni investigative

Completati i nuovi accertamenti, le parti torneranno davanti al Gip Marco Billi con un’udienza fissata a L’Aquila per il 22 settembrequando il quadro delle contestazioni potrà essere aggiornato per includere formalmente l’ipotesi di omicidio. La fase che precede l’udienza è dedicata all’integrazione tra risultanze della perizia e rilievi sul posto, con particolare attenzione alla compatibilità dei reperti e alla tenuta delle ricostruzioni alternative.

Fino a quella data, l’indagine resta in evoluzione con il coordinamento della pm Roberta D’Avolio e il contributo del professor Vittorio Fineschi e degli altri consulenti tecnici. Le determinazioni finali dipenderanno dall’esito delle misurazioni richieste sui cavi, dal confronto con i segni riscontrati e dalle verifiche sceniche nell’appartamento di Pesaro, elementi ritenuti decisivi per delineare responsabilità e qualificazione giuridica del fatto.

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