Il 18 settembre il musicista abruzzese Gennaro Spinelli, alla guida dell’Ucri (Unione delle comunità romanès in Italia), ha raggiunto la cima del Kilimangiaro in Tanzania. Dopo sette ore di salita e un dislivello di 1 300 metri, ha sventolato la bandiera romanì al sorgere del sole, dichiarando che la prova vuole essere un appello di pace e di orgoglio per tutte le comunità rom.
L’impresa si inserisce in un percorso personale già segnato da una precedente impresa simbolica: il 27 aprile dell’anno scorso Spinelli aveva conquistato l’Everest portando la stessa bandiera, dopo aver percorso 150 chilometri in 16 giorni.
Chronologia della scalata e dati tecnici
Il gruppo è partito dall’Italia l’8 settembre, dedicando i primi quattro giorni (fino al 12) alla preparazione di attrezzatura e alla definizione del percorso. Dei sette itinerari possibili, è stato scelto quello più lungo perché garantiva il miglior acclimatamento.
Una prima fase di acclimatamento ha visto la squadra fermarsi a quota 4 000 metri per circa quattro giorni, alternando salite e discese tra i 4 000 e i 4 500 metri. Le temperature notturne oscillavano tra -5 °C e -8 °C. Il 17 settembre, alle 23, il gruppo si è svegliato per affrontare la finestra climatica favorevole: la partita è partita a mezzanotte del 18 settembre.
In sette ore i quattro alpinisti in cordata hanno guadagnato i quasi 6 000 metri di altezza, toccando la cima dove il termometro segnava -20 °C e i venti tagliavano la pelle. Dopo aver goduto dell’alba, la discesa è iniziata lo stesso giorno, tornando a quota 3 000 metri entro le 16 ore complessive di attività.
Il valore simbolico della bandiera romanì
Il gesto di sventolare la bandiera romanì dalla vetta più alta dell’Africa è stato accompagnato dagli slogan “Oprè Romà” e “alzate la testa Rom“, volti a far risplendere la cultura e l’identità delle comunità romanès. Spinelli ha spiegato che l’obiettivo è far sì che le sue comunità possano guardare al proprio patrimonio con fierezza.
Durante la scalata erano presenti 18 membri dello staff, organizzati in quattro alpinisti in cordata. Dopo la conquista, Spinelli ha sottolineato che i compagni hanno aderito “nel nome dei diritti umani”. Il messaggio ha raccolto riconoscimenti internazionali: sono giunti auguri di solidarietà dall’Australia, dall’Argentina e da diverse nazioni europee.
Prospettive future
Spinelli ha già proiettato il suo prossimo obiettivo su una nuova vetta dell’anno successivo, ma per il momento vuole assaporare la vittoria attuale. Il successo della scalata è considerato un punto di riferimento per le comunità rom, dimostrando che la determinazione può trasformarsi in visibilità globale.



