1 Ottobre 2026 ☀ 11°

Caldo a settembre: le richieste di posticipare l’inizio della scuola

Mentre l'Italia continua a fare i conti con temperature estive, il dibattito sul rinvio delle lezioni scolastiche si infiamma. Scopriamo le diverse posizioni.

Caldo a settembre: le richieste di posticipare l’inizio della scuola

Mentre l’estate sembra non voler lasciare spazio all’autunno, l’Italia si trova a fare i conti con un problema sempre più pressante: il caldo torrido che investe le scuole a settembre. Con temperature che superano spesso i 30 gradi, la questione del rinvio delle lezioni si è trasformata in un dibattito acceso tra istituzioni, sindacati e genitori.

La situazione è particolarmente critica nel Sud del Paese, dove solo l’11% delle aule è dotato di sistemi di climatizzazione. In questo contesto, diverse amministrazioni locali hanno sollevato la questione, chiedendo un intervento urgente.

Le richieste dei sindaci e delle amministrazioni locali

Tra i primi a sollevare la questione ci sono stati i sindaci di Gallipoli e Stornara, in Puglia. Roberto Nigro, sindaco di Stornara, ha scritto al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, chiedendo “un posticipo della data di riapertura della scuola su base regionale” o, in alternativa, “la flessibilità per i Comuni e le scuole di modulare l’inizio delle attività didattiche fino a quando le temperature non torneranno a livelli accettabili”.

Il sindaco di Gallipoli, Flavio Fasano, ha inviato una nota formale all’ufficio scolastico provinciale, chiedendo “la possibilità di disporre un temporaneo posticipo dell’avvio delle attività didattiche per l’anno scolastico in corso, limitatamente ai giorni interessati dal picco dell’emergenza climatica”.

Anche in Campania la situazione non è diversa. Ad Agropoli, la docente Maria Cuono ha presentato un’istanza urgente ai vertici istituzionali nazionali e locali, chiedendo il rinvio dell’apertura delle scuole. La petizione, lanciata sulla piattaforma, ha superato le 10mila adesioni in pochi giorni.

Le posizioni dei sindacati e dei medici

Non solo amministratori locali, ma anche sindacati e medici si sono uniti al coro delle richieste. La Società italiana di medicina ambientale (Sima) ha sottolineato che “le aule italiane sono generalmente affollate, surriscaldate e scarsamente ventilate”, mettendo a rischio il benessere di studenti e insegnanti.

Alessandro Miani, presidente Sima, ha spiegato che “non a caso lo scorso anno si sono registrati mancamenti e malori tra gli studenti specie del Sud Italia in tutto il mese di settembre, dovuti al caldo eccessivo nelle classi”. La Sima ha proposto di lasciare chiuse le scuole al Sud fino all’equinozio di autunno, per tutelare il benessere psico-fisico degli alunni.

I sindacati della scuola, come la Flc Cgil, hanno sottolineato la necessità di spostare l’inizio delle lezioni “se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza”. La Gilda, invece, è contraria all’idea di rinviare le lezioni, definendola “l’ennesima beffa”.

Le risposte del Ministero dell’Istruzione

Il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha dichiarato che “c’è un obbligo di legge che impone di svolgere 200 giorni di scuola, ma il calendario è competenza delle Regioni le quali, in base alle esigenze del proprio territorio, possono autonomamente decidere come articolarlo”.

Valditara ha anche annunciato un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, aggiungendo che il dicastero sta lavorando anche ad un piano più ampio per l’efficientamento energetico nelle scuole.

Tuttavia, i sindacati e gli enti locali lamentano che i fondi a disposizione siano insufficienti. “Con la nuova legge finanziaria servono investimenti statali consistenti per dotare le scuole di condizionatori e termosifoni adeguati”, ha chiesto il presidente dei presidi di Anp di Roma, Mario Rusconi.

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