Il giornalista e autore Domenico Iannacone riapre il suo ciclo di racconti televisivi con una nuova serie di quattro episodi in prima serata su Rai 3in partenza il 16 giugno. Dopo oltre 7 stagioni, il suo lavoro continua a cercare la profondità piuttosto che il clamore, mettendo al centro persone comuni e situazioni che chiedono attenzione e rispetto.
La prima puntata, intitolata Quel che resta dei giornisi svolge nell’Hospice Madre Teresa di Calcutta di Larinoin Molise. Qui emergono i temi salienti della serie: la cura, il limite, la fragilità e la responsabilità affettiva verso chi attraversa la fase finale della vita.
La nuova edizione e il criterio delle storie
Nell’annunciare il ritorno, Iannacone ha sottolineato che non va mai in cerca del sensazionalismo: «ogni persona ha eguale dignità», afferma, e il suo lavoro nasce da un ascolto attento e rispettoso. Dopo più di sette stagioni, la sua riflessione resta la stessa: la televisione deve raccontare con rispetto e non inseguire solo i casi più rumorosi. Questo approccio guida la selezione delle quattro puntate, costruite attorno a narrazioni intime che, secondo l’autore, «Le mie sono storie che parlano di tutti noi».
Una scelta narrativa orientata alla cura
Il filo conduttore della serie è la dimensione umana delle vicende affrontate: malattia, violenza, isolamento e, soprattutto, la responsabilità della società nel farsi carico della cura. Iannacone dichiara che le nuove puntate compongono «un viaggio nel corpo, nelle vite degli altri, nella sacralità della vita», indicando una prospettiva che è insieme fisica e simbolica.
Quel che resta dei giorni: l’hospice di Larino come luogo d’indagine
La puntata inaugurale entra nel contesto dell’Hospice Madre Teresa di Calcutta a Larinoun luogo in cui le domande sulla fine della vita si fanno concrete. L’hospice è descritto come «uno spazio di cure palliative in cui l’obiettivo non è più guarire, ma garantire la miglior qualità possibile del tempo che rimane». Qui si affrontano scelte difficili, si parla del corpo che si sta spegnendo e delle persone che restano accanto.
Il racconto sullo stato degli ultimi giorni non vuole raccontare la morte come evento conclusivo ma, come dice Iannacone, «racconta ciò che accade prima». Quando la vita si assottiglia, continua a chiedere riconoscimento: la puntata esplora proprio questo spazio di tempo, facendo emergere la dignità e la cura quotidiana che lo abitano.
Elementi concreti della puntata
Nel documentare la vita dell’hospice, la narrazione tocca aspetti pratici e umani: le cure palliativele relazioni familiari, le decisioni cliniche e l’accompagnamento affettivo. L’obiettivo è mostrare «quanto cura si può dare» quando l’accento non è posto sulla guarigione ma sulla qualità del tempo restante. Questo approccio rende la puntata intensa ma centrale per chi desidera comprendere come si affronta la fase finale dell’esistenza nella pratica.
Il percorso televisivo e il legame con il teatro
Iannacone ricorda il percorso che lo ha portato a questi temi: negli anni ha raccontato la malattia mentaleil disagio delle periferie, la solitudine e storie come quella della professoressa Canfora. Ha inoltre portato le sue inchieste anche sul palco, trasformando il materiale televisivo in uno spettacolo che ha attraversato l’Italia. Questo duplice canale — televisione e teatro — serve a radicare le storie nella dimensione pubblica e culturale.
La nuova edizione comprende in tutto 4 puntate: ognuna è costruita come un capitolo autonomo ma coerente con il tema generale della sacralità della vita. La scelta di partire dall’hospice non è casuale: rende evidente la concretezza delle domande sollevate e offre uno sguardo diretto sulle pratiche di cura che spesso restano nella sfera privata.
Con il ritorno del programma su Rai 3a partire dal 16 giugnoil pubblico è invitato a seguire un racconto che privilegia l’ascolto e il rispetto per le persone ritratte, confermando la scelta autoriale di non inseguire il clamore ma di dare voce a storie umane e condivisibili.


