Il 10 giugno 2026 centinaia di agricoltoriassieme a sindaci e amministratori locali, si sono radunati davanti al Palazzo del Governo di Campobasso per protestare contro quello che definiscono un crollo ingiustificato dei prezzi del grano duro e dell’olio extravergine d’oliva. L’azione rientra in una mobilitazione nazionale della Coldiretti che ha visto presidi contemporanei in 13 capoluoghi, da grandi città del Sud fino al Nord, con l’obiettivo di portare all’attenzione delle istituzioni problemi strutturali della filiera.
Accuse di speculazione, richieste al prefetto e firme consegnate
Al termine della protesta il Prefetto Michele Lattarulo ha ricevuto un manifesto contenente le richieste della delegazione. Tra le istanze formali: maggiori ispezioni con tecnologie come la risonanza magnetica e la mappatura isotopica per verificare l’origine dei prodotti, l’applicazione della legge contro le pratiche sleali e il divieto di vendite sotto costo di produzione. Nel documento si chiede inoltre il divieto di miscelazione tra olio extravergine e sottoprodotti trattati e la fatturazione obbligatoria delle olive per garantire tracciabilità.
La protesta ha evidenziato anche proposte politiche più nette: sospendere l’olio a dazio zero dalla Tunisia, bloccare il meccanismo del traffico di perfezionamento attivo sull’olio estero e escludere dalla Cun Grano commissari con conflitto di interessi. I manifestanti hanno chiesto infine la messa a disposizione immediata di 40 milioni per ridurre i costi di produzione delle aziende agricole.
Dichiarazioni dei rappresentanti locali
Il presidente regionale Claudio Papa ha parlato di speculazioni e inganni che mettono a rischio salute e reddito delle imprese, citando anche l’impatto dei maggiori costi legati alla guerra in Iran. Il direttore regionale Franco Dell’Acqua ha denunciato i “vergognosi tentativi di strozzare le aziende” e ha posto l’accento su un dato che i manifestanti considerano emblematico: il pagamento del grano sotto trebbiatura a 19 centesimi al chilo mentre la pasta e il pane sul mercato si trovano rispettivamente a 2 euro al chilo e 3 euro al chilo.
Olio extravergine molisano e numeri della filiera
Il Distretto dell’Olio Evo Molisano è stato indicato come simbolo della crisi: nell’ultimo anno il prezzo dell’olio è calato del 50% mentre i costi di produzione sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro, secondo i dati citati dai manifestanti. I rappresentanti della categoria hanno sottolineato che i conti della filiera non tornano, denunciando pratiche che nasconderebbero l’origine reale dei prodotti sfruttando norme sul codice doganale come l’ultima trasformazione sostanziale.
I dati presentati durante le iniziative collegate in altre regioni mettono in evidenza squilibri tra produzione, consumo ed import: l’andamento generale dell’olio d’oliva in Italia e le cifre sulle importazioni sono state usate per spiegare perché gli agricoltori ritengono necessarie regole più stringenti e controlli tecnologici a tutta la filiera.
Allarme su grano trattato con diserbanti e accuse di frode
La protesta ha posto forte attenzione anche sul tema del grano al glifosate importato via nave. Il vicepresidente regionale Adamo Spagnoletti ha lanciato l’allarme parlando di “una molecola che genera cancro, soprattutto nei bambini” e chiedendo il principio di reciprocità per impedire l’ingresso di cereali trattati in modo vietato in Europa. Parallelamente, i rappresentanti locali come Giacinto Ricciuto e Mario Di Geronimo hanno denunciato la presenza di “trafficanti di grano” pronti a comprare fatture da aziende compiacenti per far diventare italiano grano estero, definendo il prezzo di 19 centesimi al chilo “Diciannove centesimi al chilo è un insulto intollerabile“.
I manifestanti hanno ribadito la richiesta di controlli capillari in tutta la filiera e l’utilizzo della normativa disponibile per arginare le frodi sull’origine, sostenendo che senza verifiche efficaci rischia di venire meno la tutela del Made in Italy e del reddito agricolo.
La mobilitazione di Campobasso si inserisce in un quadro più ampio che ha visto presidi simultanei in città come PescaraRomaBariBolognaNapoli e Palermoa sottolineare la diffusione territoriale delle preoccupazioni sollevate dagli agricoltori italiani.


