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Dove è pericoloso viaggiare nel 2026: la lista aggiornata

Viaggiare in sicurezza è fondamentale. Scopri quali sono le destinazioni più pericolose nel 2026 e perché è importante informarsi prima di partire

Dove è pericoloso viaggiare nel 2026: la lista aggiornata

Organizzare un viaggio richiede sempre più attenzione alla sicurezza, soprattutto in un mondo segnato da instabilità geopolitica e rischi naturali. L’ultima analisi del Ministero degli Affari Esteri ha aggiornato la lista delle destinazioni a rischio, evidenziando 28 Paesi dove è sconsigliato recarsi e altri 92 con aree specifiche da evitare.

La sicurezza è un fattore cruciale quando si pianifica un viaggio. Conflitti armati, instabilità politica e fenomeni naturali possono trasformare una vacanza in un’esperienza pericolosa. Ecco cosa devi sapere prima di partire.

Le destinazioni più pericolose nel 2026

Tra le destinazioni più pericolose figurano Paesi coinvolti in conflitti armati o con situazioni di estrema instabilità. Ucraina e Russia restano ad alto rischio, così come Siria, Yemen, Sudan e Sud Sudan, dove le crisi umanitarie sono in corso. Anche il Sahel e parte dell’Africa centrale sono zone critiche, con la presenza di gruppi jihadisti e un elevato rischio di rapimenti.

Il Medio Oriente continua a essere un’area di grande tensione. Iran, Iraq e Striscia di Gaza sono tra le destinazioni dove è sconsigliato recarsi, mentre per il Libano si consiglia di rinviare ogni viaggio non essenziale. Anche Haiti, con la violenza delle bande armate, e il Myanmar, coinvolto in una guerra civile, sono tra le destinazioni più pericolose.

I rischi naturali

Non tutte le destinazioni a rischio sono da evitare completamente. Alcuni Paesi presentano criticità solo in aree specifiche. Ad esempio, in Turchia le raccomandazioni riguardano soprattutto il confine con la Siria e alcune aree meridionali ancora interessate dalle conseguenze del terremoto del 2026. Anche la Thailandia è generalmente visitabile, ma è consigliato evitare le province meridionali e le aree di confine con Cambogia, Laos e Myanmar.

In Sud America, Cile e Bolivia presentano aree a rischio. In Cile, la crescita della microcriminalità e alcune criticità sanitarie sono i principali fattori di rischio, mentre in Bolivia le aree sconsigliate sono la regione del Chapare e il confine con il Cile, dove sono ancora presenti mine antiuomo.

Alcune destinazioni presentano rischi legati alla natura. L’Islanda, ad esempio, continua a convivere con l’intensa attività vulcanica della penisola di Reykjanes, dove dal 2026 si susseguono eruzioni che comportano evacuazioni e possibili emissioni di gas vulcanici. Anche l’Anello di Fuoco del Pacifico, una delle aree sismiche più attive del pianeta, rappresenta un rischio significativo.

I Campi Flegrei: un’area a rischio in Italia

Non solo all’estero: anche in Italia ci sono aree a rischio. I Campi Flegrei, vicino Napoli, sono un’area vulcanica attiva da almeno 110mila anni. Il fenomeno del bradisismo che causa sollevamento e abbassamento del suolo, rende questa zona particolarmente vulnerabile ai terremoti. Il sisma di magnitudo 4.7 del 31 luglio 2026 ha sollevato preoccupazioni tra la popolazione, che lamenta comunicazioni scarse e spesso discordanti.

Aldo Zollo, professore di sismologia all’Università Federico II di Napoli, spiega che i rischi nei Campi Flegrei sono molteplici: instabilità del suolo, terremoti e manifestazioni di gas. ‘Dobbiamo fare i conti con l’instabilità del suolo, con la deformazione, arrivata a 150-160 centimetri in 10-15 anni’, afferma Zollo. ‘Questo è un impatto in termini di vita sociale ed è un rischio che va considerato.’

Il decreto del 2026 ha definito la zona bradisismica, un perimetro più ristretto all’interno dell’area rossa vulcanica, con 12-13.000 edifici considerati maggiormente a rischio. Tuttavia, la partecipazione dei cittadini alle analisi di vulnerabilità è stata bassa, con solo 2-3mila richieste su 13mila edifici. ‘Il decreto va nella direzione giusta’, conclude Zollo, ‘ma l’azione di mitigazione è molto lenta rispetto all’evoluzione dei fenomeni.’

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