La vicenda che ha portato alla morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita entra in una fase intensificata sul piano scientifico: la Procura di Larino ha deciso di affidare un nuovo incarico collegiale a specialisti esterni per approfondire gli esami sul materiale sequestrato a Pietracatella. A quasi sei mesi dai fatti, l’obiettivo è chiarire la possibile presenza di ricinala tossina al centro delle ipotesi investigative.
Il lavoro coinvolgerà strutture italiane e straniere e riguarderà sia i campioni alimentari sia i reperti biologici già raccolti, con particolare attenzione agli ambienti dell’immobile di via Risorgimento dove si sono svolti i sopralluoghi iniziali.
Conferimento degli incarichi e ruolo dei laboratori
Il conferimento formale dell’incarico al collegio di consulenti è fissato per il 29 giugno presso il Centro Antiveleni del Maugeri di Paviastruttura che ha seguito le prime analisi e ha contribuito a orientare le indagini verso l’ipotesi dell’avvelenamento. Alla commissione parteciperanno esperti internazionali tra cui Christian Herzog e Sylvia Worbs del Robert Koch Institut di Berlinoinsieme al tossicologo forense Luca Morini dell’Università di Pavia. Il professor Carlo Locatelli è già noto per il ruolo svolto nelle prime fasi di accertamento.
La scelta di coinvolgere il Robert Koch Institut è motivata dalla riconosciuta esperienza dell’istituto nello studio degli agenti biologici ad alto rischio e nella identificazione di tossine come la ricina, competenze ritenute utili per esami che gli investigatori definiscono «irripetibili».
Reperti alimentari sequestrati e catena degli esami
Al centro delle verifiche ci sono in tutto 70 alimenti prelevati nelle diverse abitazioni connesse alle famiglie coinvolte. Il primo sequestro fu effettuato il 29 dicembrequando gli investigatori acquisirono 19 prodotti dall’abitazione di Gianni Di Vita al secondo piano dello stabile di via Risorgimento. Successivamente, il 7 gennaio furono recuperati altri 35 alimenti nel medesimo appartamento, di cui 18 conservati nel freezer e 17 nel frigorifero.
Ulteriori 16 prodotti alimentari furono sequestrati nell’appartamento di Giuseppina Cinquino al primo piano: in questo caso gli agenti prelevarono otto elementi dal frigorifero e otto dal freezer. Tra i reperti figurano sia alimenti confezionati sia preparazioni domestiche; l’intera raccolta è stata destinata all’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise per la conservazione e i successivi accertamenti.
Tipologia di analisi previste
Oltre agli esami sugli alimenti, il collegio sarà chiamato a riesaminare i campioni biologici già acquisiti e a svolgere ulteriori test strumentali che possano confermare o escludere la presenza di ricina. Saranno anche analizzati i campioni ematici dei conviventi, in particolare di Gianni e di Aliceper verificare possibili esposizioni alla sostanza.
Attività investigativa sul territorio e analisi digitali
Sul fronte investigativo tradizionale, la Squadra Mobile di Campobassodiretta da Marco Grazianoha proseguito la raccolta di testimonianze: il numero delle persone ascoltate dall’inizio dell’indagine ha raggiunto circa 200. Parallelamente, il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato sta esaminando il materiale digitale sequestrato, che comprende migliaia di messaggi, conversazioni e file utili a ricostruire relazioni e movimenti.
È prevista, se necessario, la collaborazione del servizio investigativo tedesco per un nuovo sopralluogo dentro l’abitazione di via Risorgimento finalizzato alla ricerca di tracce su mobili, indumenti e superfici che possano indicare origine e modalità di conservazione o preparazione della sostanza.
Pareri e comparazioni internazionali
Il coinvolgimento del Robert Koch Institut permetterà inoltre di comparare il caso con precedenti registrati all’estero e con la casistica internazionale sull’uso della ricina, aprendo la strada a eventuali ulteriori richieste di collaborazione con autorità straniere per acquisire elementi tecnici aggiuntivi.
Con l’avanzamento delle analisi sui 70 alimenti e la revisione dei reperti biologici, la Procura di Larino punta a chiarire gli aspetti scientifici più delicati di un’inchiesta complessa che ha già portato all’apertura di un fascicolo per omicidio. Le prossime settimane saranno decisive per valutare i risultati degli approfondimenti e per definire i passaggi successivi dell’attività giudiziaria.


