L’Italia sta compiendo un passo significativo verso la transizione energetica con l’annuncio dell’Agenzia del Demanio. Sono stati pubblicati 6 nuovi bandi di gara per concedere a privati 8 aree pubbliche inutilizzate, trasformandole in vere e proprie miniere di energia solare. Questo progetto mira a sfruttare spazi attualmente in disuso, evitando di consumare suolo agricolo e riducendo i costi per la collettività.
La sfida principale per le energie rinnovabili in Italia è la scarsità di aree idonee che non entrino in contrasto con la tutela del paesaggio e delle attività produttive esistenti. Con questa iniziativa, lo Stato offre una risposta concreta a un noto collo di bottiglia burocratico e operativo, sfruttando un patrimonio «dormiente» per promuovere l’energia pulita.
Le aree selezionate per i nuovi impianti fotovoltaici
I sei bandi coprono complessivamente circa 50 ettari di superficie, distribuiti in sei regioni italiane. Le aree selezionate sono già state dichiarate idonee per ospitare pannelli solari. Ecco dove sorgeranno i nuovi impianti:
- Lombardia una porzione della ex caserma Serini a Montichiari (Brescia) e un terreno a Montodine (Cremona).
- Piemonte la ex caserma Pietro Mazza a Casale Monferrato (Alessandria).
- Veneto un’area strategica nel Comune di Belluno.
- Abruzzo due terreni situati nel territorio di Chieti.
- Campania il Fondo Peschiera a Caivano (Napoli).
- Sicilia un’area industriale dismessa a Porto Empedocle (Agrigento).
La formula scelta dall’agenzia è quella della concessione o locazione di valorizzazione a lungo termine. La proprietà resta pubblica, ma la gestione passa ai privati per un periodo compreso tra 20 e 50 anni, un orizzonte temporale fondamentale per ammortizzare i costi legati alle tecnologie solari e alle manutenzioni straordinarie.
Chi può partecipare e i vantaggi delle Comunità Energetiche
I bandi si rivolgono principalmente alle Energy Service Company (ESCO) e ai grandi operatori delle rinnovabili, ma non solo. L’Agenzia del Demanio cerca anche progetti che integrino meglio il territorio. Per questo motivo, i criteri di valutazione prevedono punteggi bonus per i progetti che:
- Propongono la nascita di una Comunità Energetica Rinnovabile (CER).
- Prevedono sistemi di autoconsumo collettivo che tagliano direttamente le bollette dei cittadini della zona.
- Coinvolgono attivamente i Comuni del territorio nella governance dell’energia prodotta.
Il sindaco di Gagliano Aterno, Luca Santilli, ha sottolineato l’importanza della partecipazione democratica nella transizione energetica. La prima Comunità Energetica Rinnovabile dell’Abruzzo, avviata nel 2026, è un esempio di come i cittadini possano diventare produttori e beneficiari dell’energia generata, trattenendo sul territorio parte del valore economico prodotto.
Tutela del paesaggio e design degli impianti
Quando si parla di fotovoltaico a terra, nasce immediatamente il timore dell’impatto visivo. Tuttavia, il bando è molto chiaro: i progetti presentati dagli operatori dovranno includere piani dettagliati di mitigazione ambientale e paesaggistica. Questo si traduce nell’obbligo di prevedere barriere verdi e piantumazione di specie autoctone per assicurare un design che si integri con l’ambiente circostante.
La volontà è quella di dimostrare che la transizione ecologica può essere pulita in tutti i sensi, valorizzando anche l’estetica dei territori che ospitano gli impianti. Tra i criteri di selezione, anche l’uso di materiali riciclabili avrà un peso decisivo nella valutazione finale. In questo senso, la transizione diventa un’occasione di riscatto economico e sociale per le aree meno valorizzate dell’Italia.
Il TAR Lombardia, nella sentenza n. 3677/2026, ha affrontato la questione relativa al diniego dell’autorizzazione unica per un impianto fotovoltaico a terra previsto su un’area agricola caratterizzata dalla vicinanza sia a uno stabilimento produttivo sia a un bene culturale tutelato. Il giudice ha chiarito che le limitazioni introdotte dal cosiddetto «D.L. Agricoltura» non vietano gli impianti fotovoltaici a terra in tutte le aree agricole, mantenendo espressamente la possibilità di installarli nelle aree agricole poste entro 500 metri da impianti industriali o stabilimenti.



