Da quasi due settimane la scomparsa di Alisya16 anni, e di sua sorella Sarah12 anni, dalla casa famiglia di Civitella Alfedena — nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise — tiene impegnati gli inquirenti e le squadre di ricerca. Nella serata del 21 giugno 2026 l’attenzione si è concentrata sulla caserma dei carabinieri di Villetta Barreadove il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angeloha ascoltato nuovamente il fidanzato di Alisya, Youssef.
Il colloquio, iniziato nella caserma e protrattosi per diverse ore, è uno dei passaggi investigativi in corso: il ragazzo è arrivato da solo in bicicletta ed è entrato senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti presenti, uscendo dalla struttura alle ore 20.45. Al momento non risulta indagato e risulta essere stato sentito come persona informata dei fatti — figura che indica chi può fornire elementi utili alle indagini ma non è sottoposto a misure cautelari.
Dettagli sull’audizione di Youssef e sulle verifiche in caserma
Secondo quanto riferito dalle autorità, il procuratore Luciano D’Angelo ha motivato il nuovo interrogatorio spiegando: “Avevo la necessità di risentirlo“. Il colloquio è stato diviso in due fasi: la prima, della durata di oltre un’ora, condotta dal procuratore, e la seconda affidata ai militari della stazione locale. Il procuratore ha anche precisato che “Non è indagato” e che l’audizione non aveva carattere di urgenza, dato che “Youssef ha finito di lavorare e poi è stato sentito“.
Nello stesso contesto sono stati ascoltati altri soggetti collegati alla comunità: due amici di Youssef che vivono con lui da quando è uscito dalla casa famiglia, oltre a ospiti e operatori della struttura. Il magistrato ha sottolineato che “Abbiamo fatto delle verifiche dei luoghi“, compresa la casa famiglia di Civitella Alfedenaribadendo che tali controlli fanno parte dell’attività investigativa in corso: “Questo non significa niente, significa solo che stiamo lavorando“.
Ricerche sul territorio, ipotesi e segnalazioni
Le operazioni di ricerca si sono concentrate nelle aree limitrofe, in particolare intorno al lago di Barrea e nella riserva de La Camosciaradove sono state impegnate squadre dei Vigili del Fuocodella Protezione Civiledroni e unità cinofile. Pur con l’impiego di queste risorse, il procuratore si è mostrato scettico su una delle piste investigative relative alle acque del lago, affermando: “Secondo me sotto a quel lago zero possibilità che ci siano le ragazze“.
Parallelamente, prende corpo l’ipotesi di un allontanamento volontario con aiuto di terzi. Alessia Natalireferente per l’Abruzzo dell’Associazione Penelopeha avanzato l’ipotesi che le due ragazze siano state agevolate da “una persona che conoscevano, di cui si fidavano”. Nella ricostruzione fornita si ipotizza che le sorelle abbiano lasciato la struttura passando per punti oscuri, come una finestra rotta, e che poi si siano mosse lungo un sentiero verso la riserva per poi salire su un’auto diretta verso Pescasseroli. “Suppongo siano state aiutate in tutte le fasi del loro allontanamento“, ha detto la referente.
Le indagini tecniche si concentrano sull’analisi dei frame delle telecamere di sorveglianza di Civitella Alfedenache hanno catturato immagini notturne poco nitide con il passaggio di tre auto nelle ore interessate. Gli investigatori stanno tentando di ricostruire la sagoma di una possibile vettura partendo da quei filmati, tenendo conto che nella vicina Alfedenadove si svolgevano i festeggiamenti per il Corpus Domini, erano in transito circa 300 veicoli nella stessa notte.
Nel frattempo, il padre delle ragazze, Stefano Di Giacintoresta fiducioso e dichiara: “Il mio cuore mi dice che stanno ancora bene“. Le autorità continuano le ricerche e le verifiche, mantenendo aperte più piste e ascoltando testimoni e persone informate dei fatti per ricomporre gli ultimi movimenti delle due sorelle.


