Le forze dell’ordine hanno aperto due investigative separate, ma collegate dal fil rouge della propaganda neonazista diffusa su piattaforme digitali. A Lecce, una ragazza di venti anni è finita nel registro degli indagati per aver spinto, attraverso chat tematiche, a commettere atti di violenza nelle scuole. A Verona, un diciassettenne è stato arrestato dopo che le sue conversazioni online hanno rivelato la presenza di armi domestiche e piani di attacco contro soggetti specifici.
Il caso di Lecce: una giovane al centro di una rete di odio
Secondo le indagini della Procura di Lecce, la ventenne è stata individuata grazie a un costante web patrolling dei carabinieri del ROS. Il suo profilo social mostrava la partecipazione a gruppi catalogati come “galassia accelerazionista”, spazi in cui venivano condivise idee neofasciste e neonaziste e si celebravano episodi di mass shooting in ambienti scolastici. Le autorità hanno confiscato tutti i dispositivi informatici in suo possesso, inclusi smartphone, laptop e tablet, per procedere a un’analisi forense dettagliata.
Sequestro e analisi dei dispositivi
Il perquisizione, disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato alla confisca di telefoni cellulari, computer e chiavette USB. Gli esperti forensi stanno esaminando messaggi, video e documenti che esaltano l’uso di armi da fuoco e la pianificazione di attacchi armati contro istituzioni scolastiche. La Procura ha aperto un fascicolo per istigazione alla violenza e all’odio razziale prevedendo anche possibili reati di terrorismo in caso di conferma di intenti concreti.
Verona: l’operazione Digos che ha portato all’arresto di un minorenne
Parallelamente, la Digos di Verona, in collaborazione con le unità di Trento, ha effettuato un blitz nella casa di un ragazzo di 17 anni residente in Trentino orientale. Tra gli oggetti sequestrati, sono state trovate diverse armi da fuoco, legittimamente detenute dal padre, e una notevole quantità di materiale propagandistico neonazista, inclusi volumi come il Mein Kampf e video che glorificano atti di suprematismo bianco.
Contenuti estremisti e piani d’azione
Le indagini hanno rivelato che il giovane faceva parte di chat in cui gli utenti, autodefiniti “camerati”, scambiavano tutorial su come costruire ordigni artigianali e invitavano a compiere atti di violenza contro moschee, comunità LGBT+ e gruppi etnici. Sebbene finora non siano emerse prove di un piano operativo concreto, la presenza di materiale grafico e di video di stragi ha spinto gli investigatori a considerare il reato di istigazione a delinquere e addestramento a fini terroristici.
Contesto più ampio e prospettive future
Entrambe le inchieste rientrano in un più ampio iter di monitoraggio delle cosiddette “galassie estremiste” da parte delle autorità italiane. La Procura nazionale antimafia e antiterrorismo ha coordinato le operazioni, evidenziando la crescente capacità dei giovani di accedere e diffondere ideologie radicali tramite le reti sociali. Le autorità hanno ribadito la necessità di un intervento tempestivo per impedire che la retorica online si traduca in atti violenti concreti, soprattutto in ambienti sensibili come le scuole.



