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Indagini a Pietracatella: esperti tedeschi cercano tracce di ricina nell’abitazione delle vittime

Nuove indagini a Pietracatella coinvolgono esperti tedeschi e la Squadra Mobile nella ricerca di tracce di ricina nella casa delle vittime.

Indagini a Pietracatella: esperti tedeschi cercano tracce di ricina nell’abitazione delle vittime

Le indagini sul giallo di Pietracatella continuano a tenere banco. Questa mattina, un nuovo sopralluogo è stato condotto nella palazzina al centro delle ricerche, alla ricerca di tracce di ricina il veleno sospettato di aver causato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.

La presenza di esperti del Robert Koch Institut di Berlino, unitamente alla Squadra Mobile guidata dal capo Marco Graziano e alla procuratrice d.ssa Antonelli, ha reso questa operazione una delle più avanzate tecnologicamente mai condotte in Italia. Gli investigatori tedeschi, specializzati nella rilevazione di sostanze tossiche, hanno portato con sé attrezzature all’avanguardia per analizzare ogni angolo della casa.

Il ruolo cruciale degli esperti tedeschi

Gli specialisti del Robert Koch Institut hanno già analizzato nei loro laboratori di Berlino i resti del cibo e le tracce biologiche repertate nella cucina della famiglia Di Vita. Le analisi, condotte con strumenti di ultima generazione, potrebbero già aver fornito indizi importanti sulla presenza di ricina. Oggi, con l’uso di uno spettroscopio portatile gli esperti stanno esaminando ogni superficie, arredo e indumento presente nella casa, nella speranza di trovare tracce del veleno mortale.

La ricerca di residui di ricina su superfici, arredi, suppellettili e indumenti richiede procedure particolarmente complesse. Per questo motivo, la procura ha previsto che indagati, parti offese, consulenti tecnici e difensori possano assistere alle operazioni solo da remoto, evitando una presenza all’interno dell’abitazione che potrebbe ostacolare il lavoro degli specialisti.

Le dichiarazioni degli inquirenti

Secondo gli inquirenti, trovare le tracce della ricina è essenziale per rispondere a due domande fondamentali: in quale cibo o bevanda era contenuto il veleno e chi lo ha portato in casa. Al momento, vige il massimo riserbo sia in questura che in procura, anche per quel che riguarda gli ultimi interrogatori. Ieri sono stati nuovamente sentiti una coppia di amici di famiglia e la donna denunciata per favoreggiamento, per aver negato dissidi tra Antonella Di Ielsi e il marito.

Sul telefonino della donna è stato ritrovato uno scambio di messaggi con Antonella, risalenti, in cui la vittima si lamentava dell’uomo. Le indagini proseguono senza sosta, con l’obiettivo di fare chiarezza su quanto accaduto.

Le prossime mosse investigative

Il sopralluogo di oggi conclude il lavoro scientifico svolto finora nei laboratori del Robert Koch Institut e quello investigativo portato avanti dalla Squadra Mobile. Gli esperti confronteranno quanto emergerà direttamente nell’abitazione con i risultati delle analisi sui campioni biologici, sui circa settanta reperti alimentari sequestrati e sugli altri elementi acquisiti nel corso delle indagini.

L’autopsia ha già confermato la morte per intossicazione da ricina. Ora tocca alla procura stabilire come la ricina sia stata ingerita dalle due vittime. C’è stato un intervento esterno, oppure la pista dell’omicidio maturato all’interno del nucleo familiare resta quella più plausibile? Le risposte potrebbero arrivare nei prossimi giorni, ma per ora il mistero rimane fitto.

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