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Indagini sulla ricina a Pietracatella: analisi sui cibi congelati e consulenza tedesca

La procura di Larino ha disposto nuovi accertamenti sul caso di Pietracatella: 70 alimenti conservati in frigoriferi e freezer saranno analizzati con l'aiuto di esperti tedeschi del Robert Koch-Institut per cercare eventuali tracce di ricina, mentre verranno effettuati test anticorpali sui due superstiti del pasto.

Indagini sulla ricina a Pietracatella: analisi sui cibi congelati e consulenza tedesca

Il fascicolo aperto dalla Procura di Larino torna a concentrare l’attenzione sugli alimenti trovati nelle abitazioni della famiglia Di Vita dopo le morti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vitaavvenute lo scorso dicembre a Pietracatella (Campobasso). L’obiettivo degli inquirenti è verificare se sia possibile rintracciare residui della ricina anche a distanza di mesi, sfruttando metodiche avanzate fornite da specialisti esterni.

Per questo motivo sono stati convocati esperti internazionali e pianificati nuovi esami su circa 70 alimenti sequestrati nei giorni successivi ai decessi, oltre che su indumenti e oggetti rinvenuti nelle abitazioni sotto sequestro. Parallelamente, verranno eseguiti accertamenti clinici sui due superstiti del pasto, Gianni e Alice Di Vitaper ricercare la presenza di anticorpi contro la tossina.

Coinvolgimento del Robert Koch-Institut e calendario degli incarichi

La procura ha deciso di avvalersi di consulenti esteri ritenuti all’avanguardia nello studio delle tossine. Al team si uniranno, tra gli altri, specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino: nello specifico sono attesi il direttore del centro rischi biologici e la ricercatrice del laboratorio per le tossine biologiche, indicati come figure chiave per l’analisi.

Motivazioni tecniche della scelta tedesca

Il richiamo a esperti del Robert Koch-Institut e la collaborazione con la Bundeskriminalamt (BKA) derivano dalla reputazione tedesca in tema di metodologie in grado di rintracciare tracce di ricina anche dopo molto tempo. Il conferimento dell’incarico ai nuovi consulenti è previsto per il 29 giugno al Centro Antiveleni Tossicologico Maugeri di Pavia, sede in cui sono già state svolte analisi sui campioni biologici.

Analisi su 70 alimenti e ispezione degli ambienti domestici

I prodotti sequestrati risalgono a controlli effettuati il 29 dicembre e il 7 gennaio nelle abitazioni della famiglia Di Vita e nell’appartamento dell’anziana madre di Gianni. Tra i materiali sotto custodia dell’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise figurano alimenti conservati in frigoriferi e freezer, sia fatti in casa sia confezionati.

Il lavoro degli esperti non si limiterà ai vasetti e alle confezioni: è prevista una nuova perlustrazione della casa per cercare tracce di contaminazione su indumentimobili e altri oggetti d’uso quotidiano. Queste attività mirano a ricostruire eventuali modalità di somministrazione o contatto con la tossina e a stabilire se la sostanza fosse presente in forma stabile nei materiali analizzati.

Dettagli sui sequestri e distribuzione degli alimenti

Dei circa 70 prodotti, una parte è stata prelevata dal freezer e dal frigorifero della famiglia Di Vita, mentre un insieme aggiuntivo proviene dall’abitazione della madre di Gianni, che vive al primo piano sotto la famiglia. Gli inquirenti hanno catalogato i prelievi per tipo di conserva e luogo di ritrovamento, elemento utile per eventuali riscontri analitici sulla presenza di ricina.

Accertamenti clinici sui due superstiti del pasto

Parallelamente alle analisi sui materiali, la procura ha disposto verifiche mediche su Gianni e Alice Di Vitaunici sopravvissuti al pasto finito sotto indagine. L’intento è cercare la presenza di anticorpi specifici contro la ricina, che indicherebbero un’esposizione anche senza la comparsa di sintomi conclamati.

Finora Alice non avrebbe manifestato alcun disturbo riconducibile a intossicazione, mentre Gianni fu in passato sottoposto a osservazione medica e ricoverato allo Spallanzani di Roma per alcuni malori, senza tuttavia sviluppare condizioni gravi. Gli esami precedenti non sono stati in grado di escludere definitivamente un contatto con la tossina, da qui la decisione di ripetere e approfondire le analisi con metodi diversi e con il supporto esterno.

Nel complesso, le attività in cantiere uniscono indagini forensi, analisi tossicologiche avanzate e valutazioni cliniche, tutte coordinate per tentare di ricostruire l’esatta dinamica che ha portato alle tragiche morti di dicembre e per stabilire eventuali responsabilità.

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