È in corso in questi momenti un nuovo ciclo di audizioni in questura a Campobasso legato al giallo di Pietracatella. Gianni Di Vita e sua figlia Alice Di Vita tornano a essere ascoltati negli uffici della Squadra Mobile, nella direzione affidata a Marco Graziano, dopo che nelle settimane precedenti erano già stati sentiti per diverse ore. La convocazione, attesa da giorni, arriva in un contesto investigativo delicato: gli inquirenti tentano di mettere a fuoco ruoli e tempistiche in relazione alla tragedia che ha colpito la famiglia.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Larino, mantengono la natura di indagine per duplice omicidio premeditato. Al centro delle verifiche c’è la morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, entrambe avvelenate con ricina alla fine di dicembre. Gli investigatori procedono oggi a sentire come persone informate dei fatti i due membri della famiglia, per ricostruire ogni passaggio utile a chiarire responsabilità e circostanze.
Il contenuto dell’interrogatorio
Il nuovo ascolto in questura è mirato a ottenere dettagli che non erano emersi durante le precedenti audizioni. I poliziotti della Squadra Mobile indagano su contatti, movimenti e possibili elementi logistici o materiali collegati al sospetto avvelenamento con ricina. Nel corso dell’interrogatorio gli investigatori possono formulare domande sulla presenza di persone, sulla gestione degli ambienti domestici e su eventuali relazioni esterne che possano aver fornito elementi utili alle indagini. L’obiettivo è tracciare una sequenza cronologica il più precisa possibile per consentire alla Procura di Larino di delineare l’ipotesi accusatoria.
Modalità e ruolo dei difensori
Le audizioni si svolgono alla presenza dei difensori e con le garanzie procedurali previste: i legali di Gianni Di Vita e di Alice Di Vita assistono durante le fasi dell’interrogatorio e possono formulare osservazioni sulle domande rivolte. Le dichiarazioni rese oggi saranno verbalizzate e potranno essere confrontate con quelle raccolte nelle settimane precedenti, per verificare coerenze o discrepanze. La modalità d’accesso alla questura, come il passaggio dall’ingresso secondario usato da Gianni Di Vita poco dopo le 15.30, viene annotata nella cronologia degli eventi degli atti d’indagine.
Il quadro investigativo
La vicenda è seguita con attenzione dalla Procura di Larino, che ipotizza il reato di duplice omicidio premeditato. Gli inquirenti stanno esaminando elementi tecnici e testimoniali per capire come la sostanza letale sia stata ottenuta e somministrata, e se vi siano responsabilità dirette o indirette di terzi. La combinazione di accertamenti chimici, riscontri di alibi e analisi dei contatti sociali costituisce il nucleo dell’inchiesta: ogni dichiarazione resa in questura viene incrociata con dati già acquisiti per delimitare possibili scenari investigativi.
Prove scientifiche e accertamenti
Al centro del lavoro tecnico c’è l’analisi della ricina, sostanza estremamente tossica che richiede procedure investigative complesse. I rilievi e gli esami di laboratorio mirano a confermare la natura dell’elemento chimico e a ricostruirne la provenienza, mentre esperti possono essere chiamati per stabilire modalità di somministrazione e tempi compatibili con il quadro processuale. Questi riscontri scientifici sono fondamentali per sostenere eventuali ipotesi di reato formulate dalla Procura di Larino.
Implicazioni procedurali e prossime mosse
Le dichiarazioni odierne di Gianni Di Vita e di Alice Di Vita entreranno a far parte degli atti e potranno orientare le scelte successive degli investigatori: dalla richiesta di nuovi accertamenti tecnici a eventuali provvedimenti cautelari, qualora emergessero elementi ritenuti probanti. L’indagine rimane aperta e in evoluzione; la pubblica accusa valuterà con attenzione la documentazione raccolta per decidere le fasi successive di istruttoria e, se del caso, la formulazione di imputazioni precise.
Intanto la comunità locale resta in attesa di chiarimenti su un caso che ha suscitato forte attenzione per la gravità dei fatti e per l’uso di una sostanza letale. Le autorità mantengono il massimo riserbo sulle fasi operative, pur comunicando che le attività in corso sono volte a ottenere risposte esaustive: il procedimento, coordinato dalla Procura di Larino, proseguirà fino a ricomporre il quadro probatorio.



