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Isernia e Abruzzo: le conseguenze dell’aggregazione regionale su servizi e rappresentanza

Un'analisi approfondita delle potenziali ripercussioni dell'aggregazione della provincia di Isernia all'Abruzzo, con particolare attenzione alla rappresentanza politica e alla gestione delle risorse

Isernia e Abruzzo: le conseguenze dell’aggregazione regionale su servizi e rappresentanza

La questione dell’aggregazione della provincia di Isernia all’Abruzzo ha acceso un vivace dibattito tra i principali attori politici locali. Al centro della discussione ci sono le implicazioni sulla rappresentanza politica e la distribuzione delle risorse tra i territori coinvolti.

Il presidente del Comitato per l’aggregazione, ingegner Bucci, ha recentemente affrontato le preoccupazioni espresse dal presidente Di Giacomo riguardo alla riduzione della rappresentanza politica in caso di aggregazione. Bucci ha sottolineato che l’efficienza dei servizi non dipende dal numero dei rappresentanti, ma dalla capacità di gestione delle risorse.

Rappresentanza politica e distribuzione delle risorse

Secondo Di Giacomo, l’aggregazione della provincia di Isernia, con i suoi circa 78mila abitanti all’Abruzzo, che ne conta circa 1.266.000 comporterebbe una sostanziale riduzione della rappresentanza politica regionale. In un Consiglio regionale abruzzese formato da 31 membri Isernia avrebbe al massimo due rappresentanti, un numero insufficiente per garantire una adeguata rappresentanza.

Bucci, d’altra parte, ha ribadito che le risorse europee e nazionali vengono allocate su base progettuale e territoriale, ad esempio attraverso la Strategia Nazionale Aree Interne e non per mera discrezionalità del capoluogo. Tuttavia, Di Giacomo ha sottolineato che l’autonomia finanziaria delle Regioni, come previsto dall’articolo 119 della Costituzione potrebbe essere compromessa da una riduzione della rappresentanza politica.

Il ruolo delle addizionali regionali IRPEF

Un altro punto di contrasto riguarda le addizionali regionali IRPEF. Bucci ha sostenuto che l’aggregazione potrebbe portare a una riduzione di queste addizionali, beneficiando i contribuenti. Di Giacomo, tuttavia, ha fatto notare che le risorse derivanti da queste addizionali non sarebbero sufficienti a coprire il debito sanitario e non sanitario della provincia di Isernia, che ammonta a circa 121 milioni 206mila euro.

Le implicazioni per la sanità locale

Uno degli aspetti più critici riguarda la sanità locale. Di Giacomo ha espresso preoccupazione per la possibile chiusura degli ospedali isernini in favore di strutture abruzzesi, come quelle di Castel di Sangro e Sulmona. Questa eventualità comporterebbe un ulteriore depotenziamento dei servizi sanitari già in difficoltà nella provincia di Isernia.

Bucci ha risposto che la chiusura dei reparti ospedalieri è una realtà già in atto, ma Di Giacomo ha ribadito che l’aggregazione all’Abruzzo potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione, con il rischio concreto di commissariamento della sanità abruzzese a causa dell’aumento del debito sanitario.

Le posizioni dei principali attori coinvolti riflettono preoccupazioni legittime e la necessità di una valutazione approfondita delle implicazioni a lungo termine.

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