L’Ufficio studi della Cgia, su dati Istat riferiti al 2026ha stimato in Molise 13.800 occupati irregolaripari al 12,6% del totale degli occupati. Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa regionale è stimato in 366 milioni di euro. Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2026.
Il dato colloca la regione al quinto posto in Italia per incidenza del lavoro nero, superando la media nazionale del 10%. L’impatto economico e sociale è rilevante: riduce entrate fiscali, altera la concorrenza e coinvolge lavoratori in condizioni di scarsa tutela.
Numeri 2026: incidenza, valore aggiunto e confronto nazionale
In Molise l’incidenza del lavoro irregolare (12,6%) si è attestata sopra la media italiana, con un valore aggiunto stimato nel 5,2% del totale regionale (366 milioni di euro). A livello nazionale il fenomeno ha coinvolto circa 2,6 milioni di lavoratori e mosso oltre 77 miliardi di euro, con più di un terzo della ricchezza sommersa concentrata nel Mezzogiorno (circa 27,5 miliardi). Nella graduatoria regionale la Calabria ha registrato il 17,9%, la Campania il 14,4%, la Sicilia il 14% e la Puglia il 13,1%.
Il Molise ha quindi condiviso con il Sud un profilo di criticità diffuso, seppure con specificità locali. L’ampiezza dell’economia sommersa ha riflessi diretti sui bilanci pubblici e sulle filiere produttive, aumentando il rischio di dumping contrattuale e pressioni al ribasso sui salari regolari.
Settori più esposti in Molise: domestico, agricoltura, servizi
Il comparto con la maggiore densità di irregolari resta quello delle attività delle famiglie come datori di lavoro (colf e badanti), con un tasso pari al 48,8%. Seguono l’agricoltura con il 20,8%, le attività artistiche con il 20,3% e l’alloggio e ristorazione con il 14,4%. La composizione settoriale segnala esposizioni diverse: nei servizi alla persona pesano l’informalità dei rapporti domestici; in agricoltura incide la stagionalità e la frammentazione delle aziende; nell’ospitalità la pressione sui costi e la domanda variabile.
Questi comparti hanno mostrato vulnerabilità costanti nel 2026. Il quadro evidenzia aree dove l’emersione richiede controlli mirati e strumenti contrattuali ad hoc, per ridurre l’uso di rapporti non regolari e ampliare la copertura contributiva.
Sfruttamento e sicurezza: dal caso di Amendolara alle aree a rischio
La discussione sullo sfruttamento è ripartita dopo l’incendio avvenuto ad Amendolaranella Piana di Sibari (provincia di Cosenza), dove braccianti pakistani sono morti in un insediamento precario. L’episodio ha evidenziato l’intreccio tra lavoro nero, alloggi insicuri e assenza di tutele, con particolare riferimento ai lavoratori stranieri impiegati nelle campagne. Zone simbolo restano la Capitanata foggiana, Villa Literno, l’Agro Pontino e la Piana di Gioia Tauro, ma situazioni analoghe sono emerse anche in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Nel Molisecome altrove, i fattori territoriali — stagionalità, isolamento dei luoghi di lavoro, carenze nei trasporti e nelle sistemazioni — hanno ostacolato l’emersione. Squilibri di filiera, con pochi committenti in grado di imporre prezzi bassi, hanno compresso i margini, spingendo alcuni operatori verso il ricorso al sommerso.
Catene del valore e nuove forme: il “caporalato digitale”
Accanto alle forme tradizionali, si sono affacciate pratiche riconducibili al caporalato digitalein cui piattaforme e algoritmi incidono su ritmi, turni e accesso agli incarichi. La minore trasparenza nei criteri di assegnazione e controllo ha reso più difficile individuare abusi, soprattutto nei lavori a chiamata e in contesti con bassa forza contrattuale individuale.
La combinazione di fragilità individuali — come l’assenza di permessi stabili o alternative occupazionali — e criticità di filiera ha alimentato l’area grigia del mercato del lavoro. L’aggiornamento dei dati 2026 consente una mappatura più precisa dei settori a rischio in Molise, con priorità di vigilanza su domestico, agricoltura, intrattenimento e ristorazione.


