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Ottant’anni della Repubblica: Campobasso tra ricordi, numeri e celebrazioni

La città di Campobasso, che nel 1946 votò in larga parte per la Monarchia, ha oggi celebrato gli 80 anni della Repubblica con cerimonie ufficiali, interventi del prefetto Michela Lattarulo, del senatore Costanzo Della Porta e del presidente del Consiglio regionale Quintino Pallante, e momenti simbolici come l'alzabandiera con i bambini.

Ottant’anni della Repubblica: Campobasso tra ricordi, numeri e celebrazioni

Campobasso ha scelto di guardare al passato e al futuro in occasione degli 80 anni della Repubblica. Una città che, il 2 giugno 1946, espresse in gran parte un voto monarchico, oggi ha preso parte a una celebrazione solenne e partecipata che ha voluto sottolineare il valore della democrazia, della pace e delle istituzioni repubblicane.

Le manifestazioni pubbliche hanno unito memoria storica e impegno per le nuove generazioni, con interventi istituzionali e momenti simbolici pensati per ribadire i principi fondativi della Carta costituzionale.

Interventi ufficiali e significato istituzionale

Il programma delle celebrazioni ha visto prese di parola da parte di figure istituzionali locali e nazionali. Il prefetto di Campobasso, Michela Lattarulo, ha richiamato l’eredità positiva lasciata dalla Repubblica: ottant’anni di progresso, crescita sociale e tutela delle libertà civili da consegnare ai giovani. Nella stessa direzione si è espresso il senatore Costanzo Della Porta, che ha collegato il ricordo storico con la necessità di continuare a valorizzare la partecipazione civica.

Il presidente del Consiglio regionale, Quintino Pallante, ha invece insistito sul ruolo degli uomini e delle donne che con il loro impegno e spesso con il sacrificio hanno permesso la nascita e il consolidamento della Repubblica, mettendo in luce il valore del servizio pubblico come fondamento della convivenza civile.

Un significato oltre la cerimonia

Le parole dei rappresentanti hanno cercato di trasformare il rito commemorativo in un’occasione di riflessione attiva: ricordare non come esercizio nostalgia ma come stimolo a rafforzare le istituzioni locali e la partecipazione democratica.

Momenti simbolici e partecipazione della comunità

Tra i momenti più suggestivi dell’evento spicca l’alzabandiera durante il quale i bambini di una scuola primaria hanno intonato l’inno nazionale accompagnandolo con il linguaggio dei segni. Questa scena è stata voluta come segno di inclusione e come testimonianza del passaggio generazionale: la Repubblica come eredità da comprendere e custodire.

La presenza di studenti, associazioni locali e cittadini ha contribuito a rendere l’iniziativa non solo un atto istituzionale, ma una festa civica: momenti di lettura della storia, brevi interventi musicali e occasioni di confronto hanno permesso ai partecipanti di ripercorrere il cammino degli ultimi ottant’anni.

Scuola, memoria e inclusione

La partecipazione degli alunni con il linguaggio dei segni è stata scelta non solo per il valore estetico ma come messaggio concreto: la memoria repubblicana deve essere accessibile a tutti, e l’educazione civica rimane uno strumento chiave per coltivare il senso di comunità.

Ricostruire il contesto storico: il voto del 1946

Rievocare il 2 giugno 1946 significa anche ricordare i numeri e le scelte che segnarono il Paese. A livello nazionale la Repubblica ottenne il 54,27% dei voti (12.718.641 voti) contro il 45,73% della Monarchia (10.718.502 voti), con una partecipazione del 89,08% degli aventi diritto. Tuttavia, molte realtà locali mostrarono contrasti netti: Campobasso, ad esempio, registrò nella città capoluogo un consenso monarchico molto pronunciato il 2 giugno 1946.

Nella città di Campobasso, i dati storici riferiscono che alla Monarchia andarono 13.282 voti, pari al 81,21%, mentre alla Repubblica 3.073 voti, il 18,79%. Il territorio molisano nel suo complesso si allineò a una scelta prevalentemente monarchica, coerente con l’andamento di gran parte del Sud.

La transizione e la Costituente

Il referendum fu accompagnato dall’elezione dell’Assemblea costituente, incaricata di scrivere la nuova Carta fondamentale. In Molise e in molte province meridionali le forze di centro, in particolare la Democrazia Cristiana, ottennero un forte consenso, mentre le sinistre risultarono meno presenti rispetto a zone del Nord più segnate dalla resistenza partigiana.

Nonostante le divisioni del voto, il lavoro della Costituente portò a una Costituzione che proclamava l’Italia repubblicana e poneva al centro i diritti, l’eguaglianza e la democrazia, valori celebrati oggi anche a Campobasso.

Conclusione: memoria utile per il futuro

La cerimonia di Campobasso per gli 80 anni della Repubblica è stata pensata come un ponte tra passato e avvenire: ricordare le scelte del 1946 non significa rimanere ancorati al passato, ma usare quella storia per rafforzare l’impegno civico, l’educazione civica e la partecipazione dei giovani alle istituzioni. Le parole delle autorità locali e i gesti simbolici della comunità hanno voluto ribadire che la Repubblica è un progetto in continuo divenire, da custodire e alimentare giorno dopo giorno.

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