La Corte d’Assise di Campobasso ha ascoltato questa mattina la requisitoria del pm Marco Gaeta, che ha chiesto la condanna a 24 anni di reclusione per Irma Forte, la donna accusata di aver tolto la vita al marito Carlo Giancola all’interno dell’abitazione coniugale. L’episodio risale alla vigilia di Natale 2026 a Santa Maria del Molise, e ha scosso la comunità locale per le circostanze familiari e la violenza del gesto.
La posizione dell’accusa
Secondo il pm Gaeta, la ricostruzione degli eventi porta a riconoscere la fattispecie di omicidio volontario. Nel corso della requisitoria, l’accusa ha sostenuto che la reazione della moglie sia stata sproporzionata rispetto alla situazione e che il colpo inferto alla testa della vittima sia stato tale da provocarne il decesso. Il magistrato ha chiesto alla Corte di applicare una pena severa, considerato il risultato tragico e l’assenza di elementi che giustifichino una risposta difensiva proporzionata.
Le prove e le valutazioni forensi
Il trauma cranico riportato dall’uomo, secondo gli esperti citati dall’accusa, è compatibile con un colpo violento inferto con un oggetto contundente. L’arma del delitto non è stata però recuperata: per la Procura il responsabile potrebbe essere stato un ceppo di legno, ma tale elemento non è stato inserito agli atti in maniera definitiva. Nonostante questa incertezza, i consulenti hanno convenuto sulla gravità del trauma che ha portato al decesso del 71enne.
La versione della difesa
Gli avvocati di Irma Forte hanno sempre sostenuto che l’imputata abbia agito in leg



