La comunità dell’Alto Molise si è raccolta in una manifestazione compatta davanti all’ingresso dell’ospedale Caracciolo di Agnone per chiedere il mantenimento dei servizi sanitari territoriali. L’evento ha visto la partecipazione di centinaia di cittadini provenienti da diversi centri dell’Alto Molise e dell’Alto Vastese, con striscioni e cartelli che hanno ribadito un messaggio chiaro: la salute è un diritto costituzionale e non può essere ridotta a un problema contabile.
All’appello del sindaco di Agnone, Daniele Saia, che è anche presidente della Provincia, hanno risposto dozzine di amministratori locali in fascia tricolore, compreso il primo cittadino di Schiavi di Abruzzo, Luciano Piluso. Tra i presenti c’erano giovani, anziani, imprenditori e rappresentanti della società civile che hanno voluto testimoniare la contrarietà alle scelte di riconversione prospettate per l’ospedale.
Richieste pubbliche e annunci giudiziari davanti al Caracciolo
Dal palco il sindaco Saia ha pronunciato parole nette contro le logiche che, a suo dire, privilegiano i numeri alla dignità. «La salute non è un costo da ridurre. È un diritto da garantire.» ha ricordato, mettendo in evidenza il sentimento diffuso nella piazza. Saia ha spiegato che, oltre alla mobilitazione popolare, è stato avviato un percorso legale: è stato presentato un ricorso al Tar per chiedere l’annullamento del piano operativo sanitario che riguarda la riconversione dell’ospedale, e una diffida formale è stata inviata ai soggetti decisori coinvolti, con particolare riferimento all’Asrem.
Il sindaco ha inoltre contestato la gestione della fase di commissariamento: «Dopo diciassette anni di commissariamento della sanità non si è trovato un equilibrio economico e finanziario, quindi qualcosa non ha funzionato», ha detto, sottolineando che gli interventi non devono tradursi in un depotenziamento dei servizi nelle aree più disagiate come l’Alto Molise.
Presenze istituzionali e ordine pubblico
Alla manifestazione erano presenti anche forze dell’ordine per garantire la sicurezza: la Digos e i Carabinieri hanno vigilato sull’evento. Non c’erano, invece, rappresentanti della dirigenza della Asrem né i commissari nominati dal Governo centrale che hanno gestito le scelte operative della sanità regionale, assenze notate con fastidio dalla folla e dalla platea degli amministratori locali.
Un territorio in allerta: reazioni e percezioni pubbliche
La protesta a Agnone è apparsa come la manifestazione di un sentimento più ampio di marginalizzazione: gli intervenuti hanno evocato il rischio di un progressivo svuotamento di servizi che spingerebbe famiglie e imprese a lasciare il territorio. Saia ha sostenuto che l’obiettivo reale di certe politiche sarebbe quello di creare un vuoto di servizi per favorire lo spopolamento. «Noi siamo radici e non margine», ha scandito, ricevendo lunghi applausi dalla piazza.
Tra i presenti, oltre ai sindaci locali, è stata segnalata la partecipazione di cittadini provenienti anche da Castelverrino e Campobasso, a dimostrazione che la questione coinvolge un bacino di utenza più vasto rispetto alla sola area agnonese. La mobilitazione ha visto la convergenza di più categorie sociali, unite dalla richiesta che le decisioni sanitarie tengano conto delle peculiarità dei territori e della loro distanza dai centri urbani più grandi.
Durante l’assemblea pubblica è stato ribadito che la protesta non punta a chiedere assistenzialismo ma a ottenere il rispetto dei diritti e delle esigenze locali. È stata inoltre messa in evidenza la volontà di proseguire con azioni legali formali per interrompere qualsiasi attività esecutiva correlata alla riconversione dell’ospedale, finché non sarà garantita una valutazione che consideri l’impatto sui residenti.
La vicenda resta aperta e passibile di sviluppi giudiziari e amministrativi: il ricorso al Tar e la diffida inviata ad Asrem sono strumenti concreti con cui la comunità e le amministrazioni locali intendono opporsi alle scelte fin qui annunciate. Nel frattempo, la mobilitazione di Agnone si configura come un momento di coesione territoriale e di pressione pubblica su decisioni che toccano diritti fondamentali.
Alla manifestazione ha partecipato anche Francesco Bottone, a sottolineare la pluralità di voci e supporti raccolti intorno alla difesa dei servizi sanitari. Il richiamo alla Costituzione e al principio della tutela della salute ha accompagnato l’intero evento, confermando che, per la piazza, non è accettabile trasformare un diritto in un privilegio condizionato dal numero di residenti o da calcoli economici.


