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Vigili del Fuoco in Molise: come funziona il dispositivo AIB

Dalla chiamata al 115 ai mezzi sul campo: come AIB e Vigili del Fuoco coordinano interventi in Molise su sterpaglie, case e capannoni, con consigli utili

Vigili del Fuoco in Molise: come funziona il dispositivo AIB

Gestire un incendio richiede procedure chiare, ruoli definiti e una catena di comunicazione affidabile. In Molise, il dispositivo AIB (anti-incendi boschivi) dei Vigili del Fuoco integra attività su vegetazione, aree abitate e insediamenti produttivi, garantendo interventi coordinati su tutto il territorio. Questo articolo illustra in modo operativo come si attiva la risposta, quali mezzi entrano in azione e come si raccordano i servizi di soccorso, con suggerimenti pratici per residenti e imprese.

La rilevanza è concreta: gli incendi di sterpaglie possono minacciare case, capannoni e viabilità, mentre le operazioni di spegnimento devono proteggere persone, beni e continuità dei servizi. Il focus non è su eccezioni momentanee, ma su principi stabili: il 115 come centrale unica, l’impiego di autobotti e moduli boschivi i protocolli con la Protezione Civile e il presidio della rete stradale, incluse SS16 e Bifernina.

La trattazione segue tre filoni complementari: struttura del dispositivo AIB e ruoli, flusso operativo dalla chiamata alla messa in sicurezza, e misure preventive realizzabili in modo semplice da cittadini e aziende.

Dispositivo AIB del Molise: struttura e ruoli sul territorio

Il dispositivo AIB in Molise si fonda su un’organizzazione in cui i Vigili del Fuoco assumono il coordinamento delle operazioni di spegnimento. La figura del Direttore delle Operazioni di Spegnimento (DOS) definisce priorità, settori di lavoro e impiego dei mezzi, raccordando squadre terrestri e supporti. Le sale operative ricevono e smistano le richieste, allertano i distaccamenti, valutano rischi per abitazioni e insediamenti, e attivano convenzioni con la Protezione Civile per volontari, logistica e sorveglianza. Nelle giornate a rischio, sono previste pattuglie di ricognizione su arterie strategiche per individuare inneschi e garantire l’accesso dei mezzi pesanti.

La pianificazione considera tre fronti: interfaccia tra vegetazione e aree abitate, protezione di edifici civili e capannoni tutela della mobilità su strade principali. L’obiettivo resta duplice: contenere la propagazione e ridurre l’impatto su persone e attività, modulando la risposta in base a vento, morfologia e presenza di materiali combustibili.

La chiamata al 115: cosa dire e come farsi trovare

La prima azione per residenti e imprese è contattare il 115. Una segnalazione efficace accelera l’intervento: indicare luogo preciso con riferimenti stradali, comuni limitrofi o punti notevoli; descrivere il tipo di combustibile (sterpaglie canneti, rifiuti, legname), dimensioni approssimative del fronte e presenza di abitazioni, serbatoi, linee elettriche o veicoli. È utile segnalare l’accessibilità dei mezzi: strade strette, cancelli, piazzole di manovra, idranti o fonti d’acqua. Se si è in sicurezza, lasciare un recapito e attendere in posizione visibile per indirizzare la prima squadra.

Alcuni accorgimenti rendono più ordinato l’arrivo dei soccorsi: mantenere libere le vie di fuga, spostare autovetture lontano dall’incendio, evitare di usare l’acqua in modo casuale che può spingere le fiamme verso strutture. Il personale non addestrato deve limitarsi a creare, se possibile e senza rischi, piccole fasce tagliafuoco rimuovendo erba secca, e proteggere finestre e prese d’aria da scintille con panni bagnati.

Mezzi impiegati: autobotti, moduli boschivi e supporti

Le prime partenze includono spesso APS o autopompe-cisterna per scenari urbani e autobotti per rifornimento idrico. Su sterpaglie e terreni difficili vengono impiegati moduli boschivi su pick-up o mezzi 4×4, attrezzati con serbatoio, naspi e lancia a bassa pressione. La combinazione consente di attaccare i fianchi, raffreddare i punti caldi e proteggere edifici minacciati. Nei tratti collinari o con accessi limitati, il modulo boschivo precede l’autobotte per aprire la pista e valutare la sicurezza della manovra.

In scenari complessi, il DOS coordina ulteriori risorse: riserve idriche mobili, unità di ventilazione per evacuare fumi da capannoni e attrezzature di demolizione leggera per rimuovere materiali incandescenti. Le squadre operano con DPI adeguati e utensili manuali (battifuoco, soffiatori, attrezzi combinati) per creare linee di contenimento, limitando il ricorso all’acqua dove il rifornimento è critico.

Coordinamento con Protezione Civile e pattuglie su SS16 e Bifernina

La sinergia con la Protezione Civile è parte integrante del dispositivo. Le associazioni di volontari possono presidiare il perimetro, curare le bonifiche e supportare logistica e rifornimenti. Le pattuglie su SS16 e Bifernina monitorano fumo e visibilità, segnalano inneschi e predispongono rallentamenti per garantire corridoi ai mezzi di soccorso. Questo presidio stradale riduce i tamponamenti da fumo, agevola l’aggancio delle idrovore a canali o fiumi e consente deviazioni tempestive quando l’incendio lambisce la carreggiata.

I protocolli prevedono comunicazioni radio dedicate, punti di incontro predefiniti e scambio di mappe operative. Nei pressi di cavalcavia, aree industriali o distributori, la priorità è mettere in sicurezza serbatoi, stazioni elettriche e depositi di materiali, coordinando eventuali disalimentazioni programmate con i gestori delle reti.

Interventi su sterpaglie, case e capannoni: scenari tipici

Su sterpaglie e canneti, l’obiettivo è bloccare la testa del fronte e lavorare sui fianchi con moduli boschivi e battifuoco, stabilendo una linea di ancoraggio su strade sterrate o muretti. Vicino alle case, si crea una zona di protezione bagnando tetti, grondaie e siepi, allontanando arredi combustibili e sigillando le aperture esposte. L’attenzione si concentra su verande in legno, bombole e veicoli, da spostare in aree sicure o raffreddare con getti a ventaglio.

Nei capannoni la criticità principale è l’accumulo di fumi e l’effetto camino: si privilegiano tecniche di ventilazione controllata, tagli mirati per favorire l’uscita dei fumi e linee di difesa a protezione di quadri elettrici e aree di stoccaggio. Se sono presenti pannelli isolanti o impianti fotovoltaici, il DOS valuta distanze di sicurezza, sezionamenti elettrici e accessi sul tetto, evitando passaggi su coperture non portanti.

Prevenzione per residenti e imprese: pratiche essenziali

La prevenzione riduce chiamate e danni. Alcune azioni sono a basso costo e ad alto impatto: mantenere pulite le fasce perimetrali con sfalci periodici distanziare la vegetazione da muri e recinzioni, creare spazi difendibili intorno a case e capannoni eliminando sterpi, aghi di pino e rami secchi. Le grondaie vanno liberate da foglie; i cumuli di potature non devono restare a ridosso di fabbricati; i materiali combustibili vanno stoccati in aree dedicate e ventilate.

Per le imprese, è utile predisporre planimetrie con idranti, saracinesche e vie di accesso, tenere libere le corsie antincendio segnalare cisterne e sostanze pericolose, e formare personale all’uso degli estintori. Nei fondi agricoli, conviene installare punti acqua con attacchi compatibili e garantire la percorribilità delle strade poderali, facilitando l’arrivo dei moduli boschivi.

Una cultura condivisa di segnalazione e manutenzione

La protezione efficace nasce dall’incontro tra segnalazioni precise mezzi adeguati e manutenzione preventiva. In Molise, il lavoro congiunto tra Vigili del Fuoco Protezione Civile e presidio viario su SS16 e Bifernina permette interventi rapidi e mirati su sterpaglie, case e capannoni. Cittadini e aziende, adottando poche regole semplici e chiamando il 115 con informazioni chiare, contribuiscono a contenere la propagazione e a salvaguardare attività e patrimonio comune.

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