L’ultima rilevazione del sistema di sorveglianza 0-2 anni, coordinata dall’ISS nel 2026, disegna un quadro in miglioramento sui comportamenti materni durante la gravidanza e nei primi mesi di vita dei neonati. Secondo i dati raccolti, l’uso di tabacco in gravidanza è in discesa a livello nazionale, ma le differenze territoriali persistono: il Molise registra una quota particolarmente bassa, con il 3,5% delle madri che hanno dichiarato di aver fumato durante la gestazione, a pari merito con il Friuli Venezia Giulia e vicino al valore più basso della Provincia autonoma di Bolzano (3,2%). Questo risultato si inserisce nel più ampio contesto dei primi mille giorni, periodo cruciale per la salute futura del bambino.
Cosa raccontano i dati nazionali
Nel pool di regioni partecipanti la percentuale di madri che riferiscono di aver fumato in gravidanza è del 5,5%, con variazioni locali che arrivano fino al 7,9% nel Lazio. L’indagine segnala anche dinamiche diverse per l’allattamento e l’uso di altri prodotti: il numero di madri fumatrici tende a salire nella fase dell’allattamento, mentre il consumo di alcol in gravidanza risulta distribuito in modo non omogeneo (il 7,4% riferisce un consumo di alcol 1-2 volte al mese, l’1,1% 3-4 volte e lo 0,4% 2 o più volte a settimana). Inoltre, la presenza di fumatori in famiglia resta rilevante: circa il 30,2% dei partner o conviventi risultava fumatore al momento della rilevazione, una condizione che aumenta l’esposizione passiva per il neonato.
Differenze territoriali e fattori sociali
Le rilevazioni mettono in evidenza che le scelte di salute non sono uniformi: esistono forti gradienti territoriali e sociali che penalizzano alcune aree del Paese, in particolare il Sud. Come sottolinea Rocco Bellantone, presidente dell’ISS, le disuguaglianze economiche e culturali si manifestano già prima della nascita e tendono ad amplificarsi nei primi anni di vita, condizionando l’accesso alle opportunità di salute. Tra gli altri indicatori, la copertura di servizi di sostegno alla genitorialità è frammentata: poche madri ricevono visite domiciliari dopo il parto e la fruizione del congedo parentale da parte dei padri resta limitata, con impatti sulla continuità delle pratiche protettive come il mantenimento della cessazione del fumo.
Rischi per il feto e per il neonato
Lo stato di conoscenza clinica è netto: il fumo in gravidanza aumenta il rischio di molte complicanze ostetriche e perinatali, tra cui aborto spontaneo, parto pretermine, basso peso alla nascita, malformazioni congenite, morte endouterina fetale e morte neonatale. Anche l’esposizione al fumo passivo, in utero e dopo la nascita, incrementa il rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante e di malattie delle vie respiratorie con maggiore incidenza di episodi di asma. Per l’alcol, la letteratura e le linee guida internazionali raccomandano l’astensione completa: nessuna quantità è considerata sicura in gravidanza perché l’alcol attraversa la placenta e può interferire con lo sviluppo del sistema nervoso fetale.
Prevenire prima del concepimento e sostenere dopo il parto
Tra le azioni concrete che emergono dai dati c’è la necessità di rafforzare l’intercettazione preconcepimento: sebbene il 93,2% delle donne dichiari di assumere acido folico, solo il 35,4% lo utilizza nel periodo raccomandato, cioè da almeno un mese prima del concepimento fino alla fine del primo trimestre. Questo evidenzia un gap tra raggiungimento dell’informazione e applicazione della prevenzione efficace. Consultori, medici di famiglia e servizi territoriali devono lavorare per intercettare le potenziali gravidanze e offrire supporto intensivo nel postpartum per sostenere il mantenimento delle scelte salutari prese in gravidanza.
Comportamenti quotidiani e priorità pratiche
Oltre a fumo e alcol, l’indagine esplora altre abitudini che influenzano lo sviluppo precoce: l’esposizione ai schermi nei primi mesi è diminuita rispetto al 2026, ma rimane significativa in alcune aree (il 14,6% dei bimbi tra due e cinque mesi è esposto a TV, tablet o smartphone). L’allattamento esclusivo a due-tre mesi è in aumento e raggiunge il 48,2%, segnale che le politiche e le campagne possono produrre effetti reali quando colpiscono al momento giusto. In conclusione, proteggere i benefici ottenuti durante la gravidanza, ridurre l’esposizione passiva in casa e potenziare il sostegno alla genitorialità sono passaggi chiave per trasformare i progressi statistici in risultati duraturi per la salute infantile.



