Una protesta di medici di medicina generale ha riportato al centro del dibattito regionale il tema del rinnovo dell’Accordo integrativo regionale, sospeso e fonte di tensione tra i professionisti e l’amministrazione. La manifestazione, organizzata da più sigle sindacali, ha portato alla luce questioni economiche ma anche dubbi sull’organizzazione dell’assistenza territoriale e sul ruolo delle nuove strutture previste dal piano sanitario.
Al termine della mobilitazione una delegazione è stata ricevuta dall’assessore alla Salute: l’incontro ha aperto alla riapertura del tavolo negoziale, pur senza superare le criticità segnalate dai medici. Il sindacato provinciale ha risposto a dichiarazioni pubbliche ritenute inesatte, richiamando la necessità di dati comparabili e di una progettualità che non si limiti a enunciare strutture ma ne definisca i contenuti funzionali.
Il nodo dei compensi e la disputa sui confronti regionali
Al centro dello scontro c’è la questione degli emolumenti: secondo la sigla sindacale, ripresa da rappresentanti locali, i riferimenti portati dall’assessorato non rispecchiano la realtà delle retribuzioni in altre regioni. La contestazione punta il dito su confronti non omogenei e sulla necessità di esaminare le voci retributive in modo dettagliato, considerando tanto le parti fisse quanto le integrazioni previste dagli Accordi integrativi regionali. Per il sindacato, in molte realtà i compensi risultano significativamente più alti rispetto a quanto proposto ad Abruzzo.
Confronto con il Molise e altre realtà
La Fimmg ha citato, nel contraddire le affermazioni istituzionali, il caso del Molise come esempio di regioni in cui le voci retributive risultano superiori. Il richiamo a contesti differenti serve a sottolineare come le tabelle debbano essere verificate con dati certi e aggiornati: la richiesta è che le amministrazioni forniscano cifre e criteri confrontabili per evitare errore di valutazione e confusioni nel confronto pubblico. In questo quadro la correttezza dei numeri diventa elemento centrale per una trattativa credibile.
Oltre i numeri: organizzazione del lavoro e ruolo delle nuove strutture
Per la rappresentanza sindacale il problema non è esclusivamente economico: l’accordo deve delineare con precisione l’organizzazione del lavoro, il ruolo dei medici nelle Aft e nelle Case della comunità, e le modalità di integrazione con le altre risorse territoriali. La preoccupazione è che alcune proposte regionali possano configurarsi come una scatola vuota, cioè strutture formalmente istituite ma prive di un contenuto operativo che renda effettivo l’accesso ai servizi per i cittadini.
Critiche alla proposta iniziale
I sindacati hanno definito la bozza iniziale come orientata soprattutto alla chiusura di alcuni punti assistenziali e non sufficientemente focalizzata su percorsi clinico-organizzativi condivisi. La lettura proposta dagli operatori è che l’impostazione rischi di risultare provocatoria e vessatoria nei confronti dei medici di medicina generale se non accompagnata da strumenti concreti e da una reale visione territoriale.
La trattativa: aperture, richieste e calendario
L’assessore ha accolto la delegazione e ha manifestato la volontà di riaprire il confronto, indicando la necessità di acquisire ulteriori documenti dalle aziende sanitarie locali e di applicare criteri contrattuali omogenei tra le Asl. È stata richiesta la disponibilità a fornire dati di bilancio disaggregati per ciascuna azienda sanitaria, in modo da chiarire le risorse effettivamente destinate alla medicina convenzionata.
Passi successivi e stato di agitazione
È stato fissato, come impegno formale, un nuovo incontro dopo il tempo necessario per raccogliere la documentazione richiesta: la riapertura del tavolo sarà preceduta da un confronto con i direttori generali delle Asl. Nel frattempo le organizzazioni mantengono lo stato di agitazione, proclamato a seguito dell’impasse del 17 marzo, fino a quando non arriveranno risposte concrete e verificabili sui punti sollevati.
Osservazioni finali
La trattativa appare dunque caratterizzata da due filoni paralleli: la verifica puntuale dei dati economici e l’elaborazione di una proposta che definisca ruoli, responsabilità e contenuti delle strutture territoriali. Per i medici la posta in gioco è la combinazione tra riconoscimento economico e tutela dell’autonomia professionale, oltre alla garanzia che le Case della comunità e le Aft non rimangano meri contenitori ma diventino nodi funzionali di una medicina di prossimità efficace.



