4 Ottobre 2026 ☀ 23°

Rendiconto 2026: perché la rottamazione quater ha raccolto molto meno del previsto

La relazione sul rendiconto 2026 mostra che la rottamazione quater ha generato incassi molto inferiori alle previsioni: su 1,3 miliardi attesi per le rate 2026 ne sono arrivati solo 393 milioni, mentre oltre il 52% delle somme previste resta non versato.

Rendiconto 2026: perché la rottamazione quater ha raccolto molto meno del previsto

La fotografia contabile contenuta nella relazione sul rendiconto dello Stato 2026 mette in luce uno scarto significativo tra le entrate attese e quelle effettivamente riscosse tramite la rottamazione delle cartelle. Il confronto fra previsioni e incassi rivela non solo una caduta progressiva dei versamenti annuali, ma anche un fenomeno di abbandono dei piani di rientro che pesa sul bilancio pubblico.

Nel dettaglio emergono cifre che spiegano la portata del problema: le rate in scadenza nel 2026 avrebbero dovuto fruttare 1,3 miliardi, ma i pagamenti effettuati nei termini si sono fermati a 393 milioni. Questo scarto sostanzia un tasso di decadenza assai elevato e alimenta il dibattito sull’efficacia delle sanatorie fiscali come strumento di riscossione straordinaria.

Riduzione progressiva degli introiti della rottamazione quater

La rottamazione quater aveva inizialmente prodotto risultati rilevanti, ma l’impatto si è ridotto nel triennio 2026-2026: si è passati da 7,2 miliardi incassati nel 2026 a 5,4 miliardi nel 2026 fino a 4,5 miliardi nel 2026. In termini percentuali, la quota delle riscossioni attribuibile alla sanatoria è scesa dal 48,7% al 26,9% delle riscossioni complessive. Questo trend mostra come l’efficacia dello strumento si sia andata erosendo negli anni a causa di una combinazione di fattori organizzativi, comportamentali e di design della misura.

Composizione delle risorse e sconti praticati

Le domande di adesione ammontavano a circa 3.050.000 istanze, relative a un monte crediti nominale superiore a 97 miliardi di euro. Tra le poste stralciate figurano circa 28 miliardi di sanzioni, 10 miliardi di interessi e 5,5 miliardi di oneri accessori, riducendo a circa 52 miliardi la somma teoricamente riscuotibile. Il taglio complessivo si avvicina al 46% del valore nominale, un livello che illustra la natura fortemente riduttiva delle agevolazioni previste.

Il 2026: scadenze mancate e meccanismi di recupero

Nel solo 2026, il mancato versamento sulle rate programmate ha raggiunto i 929 milioni rispetto alle attese di 1,3 miliardi. Parte del gettito finale di 4,5 miliardi è stato comunque raggiunto grazie al trascinamento di rate pregresse, a versamenti anticipati e alla riammissione stabilita dalla Legge 15/2026 che ha permesso il rientro di circa 199.000 contribuenti decaduti, generando circa 432 milioni aggiuntivi.

Portafoglio dei ruoli e vecchiaia dei crediti

Analizzando la composizione temporale dei ruoli aderiti, i carichi consegnati tra il 2018 e il 2026 rappresentano la fetta maggiore: oltre 44 miliardi, quasi la metà del totale. Questi ruoli mostrano sia i maggiori incassi sia le maggiori insolvenze residue. I crediti più datati (2000-2010) evidenziano tassi di recupero ancora più bassi, confermando che la probabilità di riscossione diminuisce significativamente con l’aumentare dell’età del credito.

Al 31 dicembre 2026 risultavano, inoltre, circa 17,5 miliardi di rate scadute e non pagate relative alla definizione agevolata, una somma che corrisponde a oltre il 52% delle previsioni triennali di incasso.

Effetti indiretti sulle entrate ordinarie e riflessi comportamentali

Oltre alla perdita diretta sui versamenti, la presenza ripetuta di misure di pace fiscale sembra avere effetti collaterali sul gettito ordinario. L’attesa di nuove sanatorie può ridurre l’adesione spontanea agli avvisi bonari e la regolarizzazione volontaria. Nel periodo d’imposta 2026-2026 sono emersi significativi scarti tra imposte dichiarate e versate, con una quota minima regolarizzata spontaneamente e il resto alimentante il sistema di riscossione coattiva. Questo fenomeno contribuisce ad aumentare il carico di crediti affidati agli agenti della riscossione.

Nel complesso la relazione contabile rappresenta un campanello d’allarme: lo strumento della rottamazione ha aiutato a recuperare flussi importanti nei primi anni, ma la sua capacità di generare gettito si è attenuata e comporta costi indiretti in termini di attese e comportamenti dei contribuenti. I numeri mostrano che più della metà delle somme previste non è stata incassata, sollevando interrogativi su sostenibilità e progettazione delle future misure di definizione agevolata.

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