Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa dalla ‘ndrangheta nel 2009, si è tolta la vita a 35 anni. La sua morte, avvenuta dopo un gesto estremo, riapre una delle pagine più dolorose della lotta alle mafie. Denise, che aveva vissuto sotto protezione per anni, ha scelto di porre fine alla sua vita il 6 settembre, dopo una lunga agonia.
La sua storia è un intreccio di coraggio e sofferenza segnata dalla scelta della madre di ribellarsi alla cultura mafiosa. Lea Garofalo, originaria di Petilia Policastro, aveva deciso di collaborare con la giustizia, raccontando ciò che sapeva degli ambienti criminali. Questa scelta le costò la vita, uccisa dal suo ex compagno Carlo Cosco, condannato per il suo omicidio.
Una vita sotto protezione
Denise, insieme alla madre, era entrata nel programma di protezione nel 2002. Dopo la morte di Lea, Denise aveva continuato a vivere sotto tutela, con una nuova identità e in una località segreta. Nel 2018, il programma di protezione si era concluso, e Denise si era trasferita ad Ariccia con il suo compagno e il figlio piccolo, che oggi ha quasi quattro anni.
La sua vita era stata segnata da tentativi infiniti di ricucire le ferite di un passato traumatico. Denise aveva lavorato in un ministero a Roma, grazie al supporto del programma di protezione. Nonostante le difficoltà, aveva cercato di costruirsi una vita autonoma, lontana dall’ombra della mafia.
Il dramma di una scelta estrema
Il gesto estremo di Denise ricorda quello di un’altra testimone di giustizia, Rita Atria, suicida nel 1992. Denise, come la madre, aveva scelto di testimoniare contro il padre, Carlo Cosco, nel processo per l’omicidio di Lea. «Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita», aveva detto allora.
La sua morte ha scosso profondamente chi l’ha conosciuta. Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, ha ricordato Denise come una donna coraggiosa e sofferente. «Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise», ha dichiarato Ciotti.
Un abbraccio eterno con la mamma
Denise aveva sempre portato con sé il ricordo della madre. Durante il funerale di Lea, celebrato nel 2013, Denise aveva scritto un messaggio commovente: «Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza».
Oggi, Denise è immaginata in un grande abbraccio con la sua mamma. Don Luigi Ciotti ha espresso il desiderio di dirle: «Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi», ma anche «Grazie del tempo che abbiamo passato insieme». Denise resterà per sempre nel cuore di chi ha lottato al suo fianco.



