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Gianni Di Vita sotto accertamento per omicidi da ricina a Campobasso

Le autorità hanno ispezionato gli uffici di Gianni Di Vita, padre delle due vittime avvelenate, e hanno ricevuto da lui una chiavetta USB e due computer, nonostante non sia formalmente indagato.

Gianni Di Vita sotto accertamento per omicidi da ricina a Campobasso

Nel pomeriggio di 28 settembre 2026 la Squadra Mobile di Campobasso ha dato inizio a una serie di perquisizioni mirate legate al caso delle morti per ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. L’intervento, coordinato dalla procura di Larino, ha interessato l’abitazione di Pietracatella, lo studio del commercialista in via Risorgimento e l’ufficio di Campobasso in via D’Amato, dove il marito Gianni Di Vita continuava a lavorare.

Perquisizioni a Pietracatella: il primo ingresso nello studio

Alle otto del mattino gli agente, guidati dal capitano Marco Graziano, hanno varcato la soglia dello studio sito al civico 18 di via Risorgimento, proprio di fronte alla casa dove, pochi mesi prima, si erano verificati i decessi per avvelenamento. L’operazione, durata appena qualche minuto, è stata resa possibile dal fatto che lo stesso Gianni Di Vita ha aperto la porta al personale di polizia. I ricercatori hanno raccolto documenti, fascicoli e ogni possibile traccia digitale presente nella postazione di lavoro, perché gli investigatori valutassero eventuali legami tra l’attività professionale e gli eventi tragici.

Dettagli dell’intervento a Pietracatella

Lo studio, ubicato al piano terra di un edificio non soggetto a sequestro, è stato svuotato di documentazione cartacea e di supporti informatici. Tra gli oggetti reperiti vi era persino la borsa della moglie, contenente effetti personali e documenti di lavoro, sequestrati per ricostruire le attività svolte nei mesi precedenti le morti. Nessun arresto o accusa è stato formulato sul posto; la procura ha precisato che l’obiettivo è acquisire prove per identificare eventuali moventi.

Campobasso: dallo studio alla questura, tra chiavetta e computer

Successivamente gli agenti sono proseguiti verso lo studio di via D’Amato, dove Gianni Di Vita continuava la sua attività professionale insieme alla defunta Antonella. Qui le perquisizioni si sono protratte per un’ora e mezza. Al termine dell’intervento il marito è stato accompagnato in questura, dove ha firmato il verbale e ha dichiarato di essere “serenissimo”. Nonostante la presenza di avvocati, la sua posizione legale rimane “non indagato”.

Consegna spontanea di materiali digitali

Nel pomeriggio, intorno alle diciotto, Gianni Di Vita è rientrato nuovamente nella sede di polizia per consegnare volontariamente una chiavetta USB contenente dati presumibilmente estratti dal computer di sua moglie, oltre a due computer completi da sottoporre a copia forense. Gli specialisti dello SCO hanno avviato il processo di estrazione, indicizzazione e analisi dei dati, con un termine di sessanta giorni per completare il lavoro, salvo eventuali proroghe.

Le dichiarazioni dell’ex sindaco e il quadro investigativo

Durante i vari accessi alla questura, i giornalisti hanno sollecitato Gianni Di Vita, il quale ha risposto con una frase ricorrente: “Sono serenissimo” e ha aggiunto che parlerà “nei tempi e nei modi che riterrò opportuni”. Il suo avvocato, Vittorino Facciolla, ha ribadito la “piena collaborazione” della famiglia con gli inquirenti, sottolineando che non sono state fatte ipotesi affrettate e che ogni richiesta verrà soddisfatta nel rispetto della legge.

Obiettivi delle indagini

Le autorità stanno esaminando ogni possibile collegamento tra le attività professionali dei Di Vita e la capacità di procurarsi la ricina o di nasconderne l’utilizzo. Sono richieste informazioni su: navigazioni internet finalizzate all’acquisto di sostanze velenose, rapporti familiari e professionali, messaggi, foto e registrazioni vocali che possano far luce sugli ultimi giorni delle vittime. L’intera operazione è stata descritta come “mirata” e non una classica perquisizione a 360 gradi.

L’inchiesta, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli, resta aperta e continua ad espandere il raggio di ricerca, coinvolgendo anche i familiari più prossimi, come la cugina Laura Di Vita, già interrogata più volte. La speranza è che i dati digitali consegnati e sequestrati possano finalmente fornire il movente dietro il duplice omicidio aggravato dal mezzo venefico.

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