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Nessuna prova di ricina nella morte avvelenata a Pietracatella

La procura nega ogni indizio di ricina digitale nella misteriosa morte avvelenata di Pietracatella, mentre le indagini proseguono nove mesi dopo.

Nessuna prova di ricina nella morte avvelenata a Pietracatella

Il caso di Pietracatella ha continuato a suscitare dibattiti sui media locali, alimentato da ipotesi che collegassero la tragica scomparsa delle due donne a una possibile ricina. Tuttavia, le autorità competenti hanno più volte sottolineato l’assenza di qualsiasi elemento digitale che potesse supportare tale teoria. La vicenda, avvolta da un velo di mistero, vede al centro la procura di Larino che ha assunto un ruolo di primo piano nello smentire le informazioni diffuse online.

Le vittime, trovate morte per avvelenamento, hanno lasciato dietro di sé una serie di interrogativi sulla dinamica dei fatti. Nove mesi dopo il decesso, la famiglia e la comunità di Pietracatella continuano a interrogarsi su chi abbia realmente causato la tragedia. In questo contesto, le notizie riguardanti una presunta ricerca su internet di ricina hanno iniziato a circolare, alimentando ulteriori speculazioni.

Assenza di prove digitali legate alla ricina

Le forze dell’ordine, in particolare la Squadra Mobile di Campobasso hanno condotto un’analisi dettagliata dei dispositivi informatici interrogati nel corso delle indagini. Nessun computer, né alcun indirizzo IP, è stato rilevato come collegato a ricerche sulla ricina. Questo risultato è stato confermato da una perlustrazione tecnica che ha esaminato sia i dispositivi dei familiari sia quelli eventualmente utilizzati dagli indagati.

Dichiarazioni della procuratrice Elvira Antonelli

La titolare dell’inchiesta, Elvira Antonelli ha risposto direttamente ai giornalisti chiedendo chiarimenti, affermando con decisione: “Smentisco”. La sua affermazione, breve ma inequivocabile, ha posto fine alle voci che suggerivano una qualche forma di ricerca online legata alla tossina. Antonelli ha inoltre evidenziato che l’operazione di verifica digitale è stata completata senza riscontrare alcun elemento sospetto.

Conferma della Squadra Mobile di Campobasso

Il capo della Squadra Mobile, Marco Graziano ha ripetuto le parole della procuratrice, aggiungendo che anche il suo reparto non ha rilevato alcun indizio di attività informatica connesse alla ricina. “Anche io, come la procuratrice, non ho notizie in tal senso”, ha dichiarato, rinforzando così la posizione ufficiale delle autorità.

Queste affermazioni congiunte hanno contribuito a far emergere una nuova fase delle indagini, in cui l’attenzione si è spostata verso altre linee investigative, escludendo definitivamente la pista digitale che, fino a poco tempo fa, sembrava molto promettente.

Sviluppi nove mesi dopo la tragedia

Passati nove mesi dal decesso delle due donne, la famiglia ha dovuto affrontare ulteriori sviluppi. Il marito di Antonella, padre di Sara, è stato al centro di nuove verifiche, con la sua testimonianza descritta come “serenissima”. Nel frattempo, è stata sequestrata la borsa della moglie, elemento che potrebbe fornire indizi aggiuntivi sulle dinamiche che hanno portato al tragico epilogo.

Nonostante la mancanza di prove digitali, le autorità continuano a interrogare testimoni e a esaminare prove materiali, nella speranza di far luce su un caso che ha profondamente scosso la piccola comunità di Campobasso e dei comuni limitrofi. La determinazione di Antonelli e Graziano a perseguire la verità resta il motore principale di un’inchiesta che, al momento, non coinvolge alcun elemento legato alla ricina a livello informatico.

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