2 Ottobre 2026 ☀ 12°

Sopralluogo della polizia scientifica a Pietracatella per individuare ricina dopo la morte di madre e figlia

Le indagini sul decesso di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita continuano con un nuovo accesso della polizia scientifica a Pietracatella e con l'individuazione di una pianta di ricino nelle campagne a pochi chilometri dal paese

Sopralluogo della polizia scientifica a Pietracatella per individuare ricina dopo la morte di madre e figlia

Il caso della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita resta al centro delle indagini: le due donne sono decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2026 per un avvelenamento riconducibile alla ricina e le attività investigative proseguono con nuovi accertamenti in loco.

Nei prossimi giorni gli investigatori torneranno nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella con il supporto della Polizia Scientifica per ulteriori riscontri volti a individuare eventuali tracce della tossina o elementi utili alla ricostruzione di quanto accaduto. L’abitazione è già sotto sequestro e precedenti rilievi avevano portato al recupero di telefoni, computer, modem e altri dispositivi oggetto di acquisizione forense.

Nuovo sopralluogo e acquisizioni forensi nell’abitazione di via Risorgimento

Il ritorno della Polizia Scientifica nell’immobile è inquadrato in una serie di verifiche tecniche coordinate dalla Procura di Larino. Gli accertamenti mirano a rilevare residui di ricinamateriali contaminati o elementi che possano indicare una somministrazione volontaria o accidentale della sostanza. Al contempo proseguono le audizioni delle persone informate sui fatti: parenti, conviventi e testimoni sono stati convocati per chiarire dinamiche e possibili responsabilità.

Materiali sequestrati e consulenze tecniche

Durante i primi accessi erano stati già sequestrati dispositivi elettronici, che sono stati inviati a laboratori per l’acquisizione forense del contenuto. Parallelamente, la Procura ha disposto consulenze specialistiche: al caso sono stati affiancati un tossicologo e un chimico forense per valutare gli esami tossicologici e le analisi chimiche necessarie a confermare la natura della sostanza ritrovata.

La scoperta della pianta di ricino nelle campagne

Un elemento nuovo ha riacceso il dibattito sul possibile approvvigionamento della materia prima: nei campi a una distanza stimata di circa 15 chilometri da Pietracatella è stata individuata una pianta di ricinola specie vegetale da cui si ricavano i semi contenenti la tossina.

Il proprietario del terreno ha dichiarato che la coltivazione del ricino sarebbe legata a una pratica rurale locale, utilizzata come rimedio naturale per tenere lontane le talpe dalle colture. Secondo questo racconto, la pianta sarebbe stata piantata anni prima e si sarebbe mantenuta spontaneamente senza cure particolari.

Implicazioni investigative della presenza della pianta

La rilevazione della pianta nelle campagne introduce una possibilità concreta: la materia prima per la produzione della ricina potrebbe essere reperibile anche sul territorio, modificando ipotesi investigative iniziali che consideravano esclusivamente canali illeciti per l’approvvigionamento. Occorre però sottolineare che l’estrazione della ricina dai semi richiede competenze e procedure complesse, non una semplice manipolazione domestica.

Gli investigatori valutano anche l’ipotesi di una contaminazione accidentale nella filiera agricola: la famiglia delle vittime possiede un mulino e, in linea teorica, semi o parti della pianta potrebbero accidentalmente mescolarsi al grano durante la lavorazione. Tuttavia questa pista presenta criticità: una contaminazione diffusa avrebbe presumibilmente provocato casi multipli nella popolazione, mentre finora le vittime accertate rimangono le due donne.

Quadro processuale e accertamenti sui conviventi

L’inchiesta è al momento formalmente contro ignoti per omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’uso di veleno. Le verifiche tossicologiche sul sangue e sugli organi delle vittime sono in corso e costituiscono elementi fondamentali per stabilire modalità e responsabilità dell’avvelenamento.

Tra gli esami già eseguiti si segnala che nel sangue del coniuge convivente non sono state riscontrate tracce di veleno, ma le audizioni e i rilievi proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda. L’attività investigativa resterà intensa fino a quando non emergeranno riscontri univoci.

Il caso combina aspetti tecnici di chimica forenseevidenze ambientali e accertamenti informatici: la somma di questi elementi, una volta analizzata, potrà indirizzare la ricostruzione dei fatti verso una pista accidentale o verso un atto doloso intenzionale.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Campobasso adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 2 Ottobre