2 Ottobre 2026 ☀ 12°

Manifestazioni a Termoli: generazione z e residenti in piazza per difendere l’ospedale

A Termoli la mobilitazione contro il piano operativo sanitario ha raccolto studenti, residenti e rappresentanti istituzionali: al centro la possibile disattivazione dell'emodinamica del San Timoteo, la chiusura del punto nascite di Isernia e la riconversione dell'ospedale Caracciolo.

Manifestazioni a Termoli: generazione z e residenti in piazza per difendere l’ospedale

La polemica sulla riorganizzazione dei servizi sanitari in Molise è esplosa nelle piazze del Basso Molise con manifestazioni e assemblee che hanno coinvolto cittadini, studenti e istituzioni. Da un lato ci sono le decisioni contenute nel piano operativo 2026-2028 redatto dai commissari, dall’altro la reazione della comunità locale, preoccupata per la riduzione di servizi ospedalieri essenziali.

Due momenti distinti hanno catalizzato l’attenzione: una manifestazione pubblica a Termoli in largo Santoro e un corteo di studenti che si è mosso per le vie del centro. Entrambi gli appuntamenti hanno posto l’accento su un punto cruciale: la possibile disattivazione del laboratorio di emodinamica del San Timoteo e le ripercussioni sul territorio, specialmente nel periodo estivo di maggiore afflusso turistico.

La mobilitazione cittadina: assemblea e slogan

L’assemblea popolare organizzata in prossimità della chiesa di Sant’Antonio ha visto la partecipazione di oltre duecento persone, tra residenti, operatori e rappresentanti del mondo associativo locale. I manifestanti hanno espresso una richiesta netta: investimenti e tutela della sanità pubblica, non tagli indiscriminati.

Lo slogan più ricorrente è stato evocativo e diretto: «Non un euro per le armi. Tutti i soldi per la sanità, i servizi, i territori», sottolineando come le risorse pubbliche debbano essere prioritariamente destinate ai diritti fondamentali e ai servizi essenziali per la collettività.

Preoccupazioni specifiche sull’emodinamica

Al centro del dibattito locale rimane la previsione di disattivare il servizio di emodinamica a Termoli. Per gli organizzatori e molti cittadini questa decisione mette a rischio la tempestività delle cure in emergenza cardiologica, soprattutto durante la stagione turistica quando la popolazione del basso Molise aumenta notevolmente.

I promotori della protesta hanno evidenziato come il piano motivi lo spostamento dei servizi con l’argomentazione di accordi da stipulare con strutture pugliesi, ma tale soluzione, nella visione locale, non garantirebbe la stessa continuità e prossimità assistenziale.

La voce dei giovani: corteo della Generazione Z

In una giornata di mobilitazioni distinte, la Generazione Z ha dato un segnale forte: centinaia di studenti si sono ritrovati nel parcheggio di piazza Donatori di sangue e hanno sfilato con cartelli e slogan per attraversare il centro cittadino, giungendo poi in piazza Sant’Antonio.

I cartelli recavano messaggi chiari come «La sanità molisana è un diritto» e «Chi taglia la sanità ruba il futuro», ribadendo che le scelte sul modello sanitario hanno ricadute dirette sul progetto di vita e sulle opportunità delle nuove generazioni.

Impatto socio-territoriale e partecipazione civica

La presenza marcata dei giovani ha trasformato la protesta in un fenomeno intergenerazionale, con famiglie e operatori sanitari che hanno affiancato gli studenti. Questo elemento evidenzia come la questione non sia domain esclusivamente politica ma tocchi il tessuto sociale e il senso di comunità del basso Molise.

Il corteo è rimasto pacifico, ma carico di tensione: la consapevolezza di fronte a tagli percepiti come irreversibili ha incentivato una partecipazione ampia e composita.

La reazione istituzionale e le mosse legali

Dal versante politico, la Regione ha annunciato l’intenzione di impugnare il piano operativo nelle sedi competenti, lasciando aperta la strada di un ricorso al Tar. Il presidente della giunta ha sostenuto che il Molise debba ottenere trattamenti equiparati ad altre realtà che hanno già superato il commissariamento, citando la necessità di una deroga rispetto ai criteri nazionali che regolano la programmazione sanitaria.

Nel documento dei commissari sono elencate, oltre alla disattivazione dell’emodinamica del San Timoteo, la chiusura immediata del punto nascite di Isernia e la riconversione dell’ospedale Caracciolo in ospedale di comunità. Queste misure sono viste dalla Regione e dai sindaci locali come provvedimenti che impoveriscono l’offerta sanitaria territoriale.

Aspetti finanziari e condizioni per l’impugnativa

Tra le condizioni che la Regione indica come determinanti per procedere in sede giudiziaria c’è la verifica dell’arrivo dei fondi stanziati dal governo: la Regione attende l’accredito dei primi 45 milioni dei 90 previsti per coprire il disavanzo sanitario. In assenza di conferme certe sui flussi finanziari, la Regione ha dichiarato che l’impugnazione del piano sarà accelerata.

Gli aspetti legali su cui si concentreranno eventuali ricorsi riguarderanno sia la valutazione tecnica dei criteri adottati sia la congruenza delle misure con le normative che disciplinano gli ospedali di area disagiata e i servizi essenziali.

Conclusioni: strategie e possibili sviluppi

La mobilitazione di piazza e la pressione politica suggeriscono che la partita si giocherà su più livelli: strada, aule giudiziarie e tavoli istituzionali. La comunità di Termoli e del basso Molise chiede garanzie sulla prossimità delle cure e sulla tutela delle emergenze cardiologiche, mentre la Regione punta a ottenere margini di manovra rispetto ai criteri nazionali.

Qualsiasi soluzione dovrà contemperare i vincoli finanziari con il principio della tutela della salute pubblica; nel frattempo, la mobilitazione cittadina rimane un elemento di pressione costante e un segnale della centralità della sanità nel dibattito locale.

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