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Scuole sotto inchiesta: 155 PC esaminati per tracce di ricina

Le autorità setacciano 155 PC in tre scuole del Molise per rintracciare ricerche sulla ricina legate all'omicidio di Antonella e Sara Di Vita

Scuole sotto inchiesta: 155 PC esaminati per tracce di ricina

Il caso che ha sconvolto Pietracatella dal dicembre scorso si è nuovamente riacceso questa settimana, con la Procura di Larino che ha ordinato una serie di perquisizioni informatiche in tre istituti scolastici della provincia di Campobasso. Le vittime, Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, sono state uccise da una dose letale di ricina una sostanza velenosa la cui produzione richiede conoscenze specifiche. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile e dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, mirano a individuare eventuali ricerche sul veleno effettuate da chiunque avesse avuto accesso a computer scolastici. La procura, rappresentata dalla procuratrice Elvira Antonelli ha previsto l’intervento in una finestra di 72 ore, a partire dal martedì 13 ottobre.

Le perquisizioni informatiche nei tre istituti

Le perquisizioni avranno luogo in tre tappe precise: il martedì 13 ottobre gli agenti si recheranno all’Istituto Agrario di Riccia; il mercoledì 14 ottobre la visita è programmata al Liceo Scientifico “Galileo Galilei” dello stesso comune; infine, il giovedì 15 ottobre la squadra si sposterà a Campobasso, per operare presso il Liceo Classico “Mario Pagano”. In totale saranno analizzati 155 computer suddivisi tra le varie strutture in base alla presenza di postazioni fisse, portatili e apparecchiature non più operative. La decisione di estendere l’accertamento a tre scuole nasce dal legame personale tra studenti, familiari e le vittime, evidenziato dagli interrogatori già condotti.

Istituto Agrario di Riccia

La prima sede, l’Istituto Agrario di Riccia, ospita 71 computer distribuiti tra laboratori, aule e uffici amministrativi. Il decreto di perquisizione elenca anche dispositivi inutilizzati da anni, che potranno comunque essere ispezionati qualora emergano indizi pertinenti.

Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Riccia

Al Liceo Scientifico “Galileo Galilei” sono individuati 21 postazioni comprendenti dodici terminali del laboratorio informatico, quattro portatili in classe, due computer nella sala docenti, uno nella stanza del personale di supporto e due portatili di uso presidenziale.

Liceo Classico “Mario Pagano” di Campobasso

Infine, il Liceo Classico “Mario Pagano” di Campobasso conta 63 computer sparsi tra laboratori di informatica e fisica, aule didattiche e postazioni riservate ai docenti, includendo anche apparecchiature condivise da più utenti.

Obiettivi dell’indagine e tecniche di anonimato

Uno dei filtri principali della ricerca riguarda l’uso di tecnologie di anonimato, come il onion routing – più comunemente noto come instradamento a cipolla – e il Tor Browser. Questi strumenti consentono di navigare su reti dark web e deep web nascondendo l’indirizzo IP dell’utente dietro più livelli di crittografia, analogamente a una cipolla composta da strati. Gli investigatori hanno rilevato nei log diversi tentativi di accesso a domini con estensione “.onion”, che potrebbero indicare ricerche su ricette per la produzione di ricina o sull’acquisto di materie prime. L’analisi forense cercherà

Metodologia forense e parole chiave

La procura ha indicato una serie di parole chiave da cercare: “ricina”, “veleno”, “semi di ricino”, “olio di ricino”, “solfato di ammonio”, “esano”, oltre a termini relativi al dark web e a procedure di sintesi chimica. Gli esperti forensi esamineranno cronologie di navigazione, cache dei browser, registri di accesso Wi-Fi, indirizzi IP temporanei e, se possibile, dati presenti in eventuali servizi cloud associati ai dispositivi. L’obiettivo è ricostruire una sequenza temporale delle attività sospette, anche se le postazioni sono state condivise da studenti, docenti e personale tecnico. In caso di individuazione di ricerche sulla ricina, il passo successivo sarà attribuire l’attività all’utente concreto, superando le difficoltà tipiche dei sistemi informatici di uso comune.

Le indagini, ancora nella loro fase più delicata, rappresentano un tentativo di tracciare il percorso digitale che ha potuto condurre alla preparazione del veleno. Se le perquisizioni ravviseranno prove concrete, queste potranno essere inserite nel fascicolo giudiziario e aprire la strada a nuovi capi d’accusa contro gli autori ancora ignoti. Per ora, la popolazione di Campobasso e di Riccia osserva con apprensione le operazioni delle forze dell’ordine, nella speranza che la verità emerga dai circuiti elettronici di quelle che un tempo erano semplici aule scolastiche.

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