Il caso delle due donne decedute a dicembre a Pietracatella, vittime di un avvelenamento da ricina ha spinto la procura di Larino a compiere una mossa senza precedenti. In una settimana intensa, gli inquirenti stamperanno perquisizioni in tre istituti scolastici della provincia, alla ricerca di eventuali ricerche sul veleno o di tracce di acquisto online.
Le tre perquisizioni programmate
Il calendario prevede tre giorni consecutivi. Martedì mattina la squadra si presenterà all’Istituto Agrario di Riccia, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito di una professoressa amica del marito delle vittime. Mercoledì l’intervento si sposterà, sempre a Riccia, al Liceo Scientifico, sede della professoressa di matematica prossima all’ex sindaco. Infine, giovedì, il team si dirigerà a Campobasso, nel Liceo Classico Mario Pagano, frequentato fino all’anno scorso da Sara Di Vita e dalla sorella Alice.
Quantità di dispositivi controllati
In totale saranno analizzati 155 computer: 71 all’Agrario di Riccia, 63 al Liceo Classico di Campobasso e 21 al Liceo Scientifico di Riccia. L’operazione è descritta dalla procuratrice Elvira Antonelli come una ispezione informatica con l’eventuale sequestro dei pc per consentire un esame approfondito dei dati.
Obiettivi dell’analisi digitale
Gli investigatori cercheranno la presenza di ricerche su termini come ricinavelenòsolfato di ammoniosolfato di sodiosemi di ricino o olio di ricino. Verranno inoltre indagate attività sul deep web e dark web soprattutto per capire se siano stati consultati tutorial sulla preparazione o sull’acquisto del veleno. La procura ha sottolineato che non basta identificare parole chiave nei file visibili; occorre ricostruire l’intera attività di navigazione inclusi download, modifiche o cancellazioni di contenuti pertinenti.
Contesto investigativo più ampio
Le perquisizioni arrivano pochi giorni dopo quelle effettuate a Pietracatella e nella nuova abitazione dell’ex sindaco Gianni Di Vita, dove sono stati già raccolti dati su dispositivi informatici. L’indagine, iniziata quasi un anno fa, ha già portato alla luce alcune ricerche sospette su internet da parte di persone non ancora identificate. Parallelamente, cinque medici sono indagati per omicidio colposo per i soccorsi forniti alle vittime. La procura mantiene aperta la pista del duplice omicidio premeditato escludendo come più probabile l’ipotesi di un accidentale consumo di semi velenosi.
Una volta completata l’analisi forense dei computer, la squadra mobile fornirà alla magistratura i risultati relativi a chi abbia effettivamente utilizzato i dispositivi e a che ora siano state fatte le ricerche. L’obiettivo finale è ricostruire la catena che ha portato all’uso della ricina, identificare eventuali fornitori online e, se possibile, arrestare i responsabili di questo crimine che ha scosso l’intera comunità del Molise.



