Il 9° Rapporto GIMBE dipinge un paradosso inconfondibile per la sanità molisana: la regione registra il più alto finanziamento per abitante del Fondo sanitario indistinto nel 2025 (2.319 euro contro una media nazionale di 2.218 euro), ma si posiziona al ventesimo posto su ventuno nella graduatoria dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) per il 2024, con soli 192 punti su 300. L’assistenza ospedaliera ottiene appena 60 punti, il valore minimo previsto e il più basso d’Italia.
Questa apparente contraddizione evidenzia un problema strutturale più profondo rispetto alla semplice dotazione finanziaria. Le cifre indicano che la disponibilità di risorse non si traduce automaticamente in servizi di qualità, soprattutto quando i meccanismi organizzativi e le condizioni di personale non sono adeguati.
Finanziamento record e risultati scadenti nei LEA
Il Fondo sanitario indistinto eroga al Molise una quota pro capite superiore a quella di qualsiasi altra regione, ma il sistema di valutazione dei LEA denuncia gravi carenze. Con 192 punti su 300, il Molise si colloca appena sopra l’ultimo gradino, e l’assistenza ospedaliera, con 60 punti, segna la soglia minima di sufficienza. Questo risultato evidenzia che l’aumento di risorse non è stato accompagnato da una riorganizzazione capace di migliorare l’efficienza, la distribuzione territoriale o la capacità di risposta alle esigenze dei cittadini.
Crisi del personale medico e sanitario
Il dato più allarmante riguarda la carenza di medici dipendenti. Sono 1,35 medici per mille abitanti, contro una media italiana di 1,84, il valore più basso del Paese. Inoltre, il Molise, insieme alla Basilicata, è l’unica regione in cui gli organici sanitari sono diminuiti tra il 2015 e il 2024. La riduzione del personale comprende infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e staff amministrativo, tutti impegnati a coprire turni e carichi di lavoro con organici “all’osso”. Come sottolinea il segretario della UIL FP Molise Emilio Corbo, “Essere adempienti non significa essere curati”.
Impatto sui cittadini e difficoltà di accesso
Le conseguenze di questo assetto si riflettono direttamente sulla popolazione. Nel 2024, il 10,9 % dei molisani ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria necessaria, rispetto al 9,9 % della media nazionale. Inoltre, il 31,1 % della spesa sanitaria pubblica è destinato a strutture private convenzionate, quasi il doppio della media italiana (19,8 %). Questo indica un ricorso crescente al settore privato per compensare le lacune del servizio pubblico, aumentando i costi per lo Stato senza risolvere la carenza di personale.
Il commissariamento: cause e richieste sindacali
Dal luglio 2009 il Molise è sotto un regime di commissariamento unico in Italia, in attesa di superare un Piano di rientro iniziato nel 2007. Emilio Corbo afferma con forza: “Diciassette anni non sono un’emergenza, sono un metodo, e il metodo ha fallito”. Il sindacato chiede la cessazione di ogni ulteriore proroga, l’elaborazione di un cronoprogramma certo per l’uscita dal commissariamento e l’avvio di un piano straordinario di assunzioni stabili. Le richieste includono la stabilizzazione del precariato, il superamento dei vincoli sugli organici, una reale valorizzazione economica e di carriera, e il rafforzamento dell’assistenza territoriale, soprattutto nelle aree interne. Come ricorda Corbo, “L’articolo 32 della Costituzione parla di diritto dell’individuo e interesse della collettività”; oggi, in Molise, questo principio rimane più una promessa sulla carta che una realtà concreta.



