Negli ultimi giorni le autorità di Campobasso e Arezzo hanno segnalato un incremento di raggiri orchestrati da persone che si spacciano per rappresentanti delle forze dell’ordine. Le truffe hanno avuto un obiettivo comune: estorcere denaro contante, gioielli e persino oro custodito in casseforti. Le vittime, spesso ignare, hanno risposto a telefonate apparentemente ufficiali, convinte di dover collaborare con la polizia per motivi di emergenza o per verificare la legittimità di oggetti di valore.
Le denunce sono pervenute sia alla Questura di Campobasso che alle procure di Arezzo, dove gli investigatori stanno ricostruendo i meccanismi impiegati dai fraudolenti. In più di una decina di casi, i truffatori hanno fissato appuntamenti di consegna in presenza, facendo intervenire complici per ritirare oro, denaro o altri beni preziosi. Il fenomeno ha messo in allarme i commercianti di compravendita di oro, costretti a rivedere le proprie procedure di verifica.
Spoofing telefonico e finti poliziotti a Campobasso
Il metodo più diffuso è il spoofing telefonico una tecnica che permette di falsificare il numero visualizzato sul display del ricevente. Grazie a sistemi VoIP, i truffatori mostrano il prefisso della Questura (0874/4061) o di altri uffici di polizia, creando un falso senso di legittimità. Una volta stabilito il contatto, gli impostori presentano scenari di urgenza: la necessità di “salvare” un parente arrestato, l’obbligo di confermare l’origine di gioielli o la richiesta di versare una multa fittizia. Il concetto alla base è far credere alla vittima che la chiamata provenga da una fonte affidabile.
Come i truffatori spingono al pagamento o alla consegna
Durante la conversazione, i falsi agenti sollecitano bonifici istantanei, ricariche su carte prepagate o l’installazione di software di controllo remoto come AnyDesk. L’accesso remoto consente di manipolare i conti bancari o di prelevare denaro direttamente dai dispositivi. In molti casi, mentre la vittima è tenuta al telefono, un complice si presenta fisicamente presso la casa o il negozio, chiedendo di visionare gioielli o oro custodito in cassaforte. Le scuse variano dal “verificare la provenienza legale” al “salvare un familiare in pericolo”. Alcuni proprietari di negozi di compro oro hanno consegnato l’intera cassa, perdendo ingenti quantità di metallo prezioso.
Falsi carabinieri a Arezzo: furto di oro e contanti
Un episodio simile si è verificato a Arezzo, dove una coppia di truffatori ha ingannato un ottantenne residente in via della Libertà. Dopo averlo contattato via WhatsApp con il logo dei Carabinieri, hanno bloccato la sua linea fissa, isolandolo da ogni possibile aiuto. Con grande autorità, uno dei due si è presentato a casa sua, fingiando di essere un carabiniere in missione per riscuotere una multa. L’uomo, spaventato, ha consegnato 250 euro in contanti, una fede di valore sentimentale e un orologio. Fortunatamente, non possedeva grandi quantità di oro, altrimenti il bottino avrebbe superato i 60 mila euro.
L’arresto grazie alla targa fotografata
Il colpo si è concluso con una fuga in automobile, ma la fortuna ha voltato le spalle ai truffatori. Il cognato della vittima, presente nell’appartamento accanto, ha riconosciuto il fuggitivo e, usando lo smartphone, ha ripreso la targa del veicolo. La foto è stata immediatamente inviata al 112. Le forze dell’ordine di Arezzo, in pochi minuti, hanno localizzato l’auto, recuperato la refurtiva e arrestato i due responsabili. La scoperta della refurtiva, trovata nella vettura, ha confermato il legame con altre vittime in Toscana, dimostrando la portata di una rete criminale che sfrutta l’incertezza delle persone.



