Le forze dell’ordine hanno avviato una serie di perquisizioni nelle scuole della provincia di Campobasso a seguito del misterioso avvelenamento da ricina che ha costretto al decesso Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita a dicembre. Il caso, definito un giallo dalla stampa, ha portato gli investigatori a sequestrare quasi duecento computer, nella speranza di ricostruire la catena di ricerche online che ha preceduto l’evento.
Perquisizioni nelle scuole: dati e primi risultati
Il primo blocco di controlli si è svolto presso l’ istituto agrario di Riccia dove gli specialisti della Mobile e del Servizio centrale operativo hanno analizzato 71 postazioni. Dal server centrale della scuola sono emersi quattro o cinque indirizzi IP che hanno sollevato sospetti, anche se nessuno di essi è stato direttamente correlato alle ricerche sulla ricina. Dopo Riccia, i tecnici si sono recati al liceo scientifico «Galilei», dove insegna Monia, cara amica di Gianni Di Vita marito e padre delle vittime. Il percorso prosegue al liceo «Pagano», frequentato da Sara e dalla sorella Alice, e infine al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura, cugina di Gianni.
I computer dell’istituto agrario di Riccia
Durante le ore di acquisizione dati i perquisitori hanno copiato il contenuto di tutti i 71 PC, prevedendo che l’analisi completa possa richiedere diversi mesi. I primi setacci hanno mostrato traffico verso pagine di semitrici di ricino e query contenenti termini come “ricina”, “veleno”, “semi di ricino”. Tuttavia, l’assenza di cronologie di navigazione esplicite suggerisce che gli utenti interessati possano aver impiegato strumenti di anonimato o messaggi criptati.
IP sospetti, identità fittizia e indizi online
Parallelamente alle perquisizioni fisiche, gli investigatori stanno esaminando quasi 200 computer in quattro scuole per identificare chi, usando una falsa identità abbia effettuato ricerche sulla ricina. I riferimenti sono emersi da un forum di Reddit, dove un nickname, tradotto in inglese, chiedeva consigli su “come usare i semi di ricino per uccidere” e se l’acquisto online fosse tracciabile. Le domande, pubblicate nell’estate del 2025, sono state tradotte e inviate alle autorità statunitensi nella speranza di ottenere log dei server californiani.
Le autorità, guidate dalla procuratrice Elvira Antonelli stanno valutando diverse ipotesi. Una pista suggerisce che l’avvelenamento possa essere stato un errore, con Gianni Di Vita potenzialmente bersaglio di un piano più ampio. Un altro filone ruota attorno alla separazione che Antonella avrebbe voluto intraprendere, creando possibili motivi di conflitto. Nel frattempo, è in attesa la risposta del Koch Institute tedesco, che deve stabilire quale alimento tra acqua, primi piatti o dolci abbia veicolato la ricina nelle case dei Di Vita. Il risultato, atteso entro venti giorni, dovrebbe consentire di delineare un identikit più preciso del responsabile.
Finora l’autopsia ha escluso responsabilità medica, confermando la impossibilità di salvare madre e figlia una volta somministrata la tossina. Le perquisizioni, che includeranno una quarta scuola, e l’analisi dei campioni alimentari raccolti a Pietracatella rappresentano gli ultimi strumenti a disposizione degli inquirenti. Con le indagini ancora in corso, la comunità di Campobasso rimane in attesa di ulteriori sviluppi, sperando che la combinazione di prove digitali e forensi possa finalmente mettere fine a questo inquietante mistero.



