Ieri mattina, nella piccola città di Casacalenda, gli inquirenti hanno concluso l’ultima delle quattro ispezioni informatiche disposte dalla Procura di Larino. L’operazione fa parte dell’indagine sul duplice omicidio avvenuto a dicembre scorso, che ha tolto la vita ad Antonella Di Ielsi e alla figlia Sara Di Vita mediante un avvelenamento da ricina. Dopo le precedenti verifiche ad Agraria, Riccia e Campobasso, a Casacalenda si è assunta una nuova dimensione: oltre al server scolastico, è stata prelevata la copia forense di un notebook.
Ispezione al Liceo delle Scienze Umane “Silvio Di Lalla” di Casacalenda
Alle ore nove in punto, tre agenti della Squadra Mobile di Campobasso sono giunti al liceo, affiancati da due specialisti del Servizio Centrale Operativo. Il lavoro è durato fino a quasi le tredici, durante le quali è stata effettuata la clonazione dei dati del server che gestisce le connessioni internet dell’istituto. Parallelamente, per la prima volta nella serie di accertamenti, è stato realizzato un dump forense del contenuto di un computer portatile, con l’intervento del perito informatico Giovanni Alfonso, nominato dall’avvocato Vittorino Facciolla.
Il notebook sotto esame
Alfonso ha precisato di non sapere a chi appartenesse il laptop né le motivazioni che hanno spinto gli investigatori a includerlo nella perquisizione. «Non so il perché, non so di chi possa essere il notebook, ho partecipato solo alle operazioni tecniche di acquisizione», ha dichiarato, ribadendo la necessità di mantenere cautela nella diffusione di ipotesi. La copia forense consentirà di analizzare cronologie di navigazione, file salvati e possibili ricerche sulla ricina dati che un semplice log di server non riesce a catturare.
Collegamenti familiari e furto di computer a marzo
Le quattro scuole coinvolte condividono un elemento comune: tutte sono frequentate o impiegano persone vicine alla famiglia Di Vita. A Casacalenda, per esempio, la docente di sostegno Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, è stata sentita più volte dalle forze dell’ordine. Questa correlazione ha alimentato la speculazione secondo cui il notebook prelevato potesse appartenere a Laura, anche se non è stato confermato.
Il furto di postazioni informatiche
Alla fine di marzo, pochi metri dal plesso probabile della scuola primaria, sono stati sottratti quattro o cinque computer. Il furto è avvenuto nei giorni in cui, per la prima volta, la verità sull’avvelenamento da ricina ha iniziato a emergere. Sebbene non siano ancora emersi collegamenti diretti tra il furto e l’omicidio, la coincidenza temporale ha spinto gli investigatori a considerare l’incidente degno di ulteriori approfondimenti, soprattutto perché le macchine sottratte erano operative nel periodo critico.
Incontro al cimitero di Pietracatella e le parole di Gianni Di Vita
Nel pomeriggio, al cimitero di Pietracatella, il giornalista Alessandro Fulloni ha incontrato Gianni Di Vita, che voleva mantenere un profilo basso nei confronti dei media. Gianni, arrivato a bordo della sua Alfa Romeo 159 bianca, ha visitato le tombe di Antonella e Sara, disposte una accanto all’altra in una piccola aiuola. Durante la breve chiacchierata, ha parlato della sua passione per il calcio e per Roberto Baggio, ma è stato interrogato anche sul possibile bersaglio della ricina.
Le dichiarazioni definitive
Di Vita ha risposto con chiarezza: «No. Non ho mai creduto che volessero uccidermi». Ha aggiunto che non ha mai pensato che la sostanza potesse essere rivolta a sua moglie e a sua figlia. Dopo aver ribadito il suo silenzio, ha concluso esprimendo fiducia nel lavoro delle autorità: «Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo». Le sue parole, seppur sobrie, indicano che la Procura di Larino e la Squadra Mobile hanno raccolto elementi che al pubblico non sono ancora stati resi noti.
L’intera operazione di Casacalenda, nella sua durata di quattro ore, chiude una settimana intensa di accertamenti informatici. Il lavoro coordinato dalla procuratrice Elvira Antonelli, dal capo della Squadra Mobile Marco Graziano e dagli specialisti dello SCO si inserisce in una più ampia attività investigativa che ha già previsto ascolti, sequestri di dispositivi, analisi scientifiche con il Robert Koch Institut di Berlino e sopralluoghi nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella. L’obiettivo resta quello di ricostruire la catena di produzione, manipolazione e somministrazione della ricina identificando eventuali responsabili.



