Venerdì 30 ottobre l’Italia si prepara a vivere una giornata di intensa attività di protesta. L’Unione sindacale di base (Usb) ha lanciato un sciopero generale che coinvolge settori pubblici e privati, con manifestazioni programmate in più di cinquanta città. L’evento nasce dalla crescente pressione di famiglie e lavoratori, corrotti da inflazione, bollette, affitti e prezzi della benzina alle stelle. Diverse realtà politiche, tra cui il Partito marxista-leninista italiano del Molise, hanno aderito all’appello, promettendo una presenza capillare sul territorio.
Il corteo di Campobasso e l’appello del Partito marxista-leninista
Nel capoluogo molisano, il punto di partenza è la storica piazza San Francesco, da cui alle ore 9.00 partirà un corteo diretto verso piazza Pepe, davanti alla Prefettura. Il percorso attraversa il cuore della città, simbolo di una protesta che vuole coinvolgere cittadini, artigiani e giovani. Il Partito marxista-leninista italiano ha sottolineato che, nonostante i continui governi di centro-destra e centro-sinistra, le misure di austerità hanno impoverito il tessuto sociale del Mezzogiorno. Il comunicato del partito invita a “dare una risposta di piazza forte, con milioni di proletari, ceti medi, studenti e disoccupati”, citando l’esempio delle mobilitazioni francesi.
Le manifestazioni in tutta Italia
Da nord a sud, le piaze si riempiono di striscioni e cori. A Roma, alle 10.30, la folla si radunerà in piazza dei Cinquecento, di fronte alla stazione Termini, per poi proseguire verso i Fori Imperiali. Le autorità hanno attivato un allarme sicurezza dopo i recenti saccheggi del weekend del 17-18 ottobre; il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha coordinato il supporto delle forze di polizia nei capoluoghi. Si prevede la presenza di circa ventimila manifestanti nella capitale, con un rafforzamento dei posti di blocco intorno a Termini, al Colosseo e al Circo Massimo, dove il ministro della Difesa Guido Crosetto inaugurerà il “Villaggio della Difesa”.
A Milano, due cortei convergeranno nella zona di Loreto. Il primo prenderà il via alle 9:30 in piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico, con la partecipazione di studenti universitari e delle scuole superiori. Il secondo, previsto per le 10.00 in piazza Duca d’Aosta, sarà organizzato da sindacati e gruppi pro-Palestina. Torino ospiterà tre appuntamenti: alle 8.30 il campus Luigi Einaudi, alle 9.00 un torellino da Palazzo Nuovo verso il Comune e, infine, alle 18.00 un corteo in piazza Castello. Bologna, Bologna, vede la presenza di giovani come Marco, 24 anni, che denuncia la precarietà degli stage e il mancato inserimento nel mercato del lavoro.
Le voci di chi scende in piazza
Marco, 24 anni, Bologna
Marco racconta di aver partecipato alle manifestazioni dei weekend precedenti e di tornare in piazza perché “gli stage pagati poche centinaia di euro non si traducono in un lavoro stabile”. Per lui il cari vita è una realtà quotidiana che costringe i giovani ad emigrare o a vivere con i genitori. “Vogliamo un presente e un futuro; non possiamo più accettare di vedere le nostre famiglie sacrificarsi senza vedere miglioramenti”.
Karim, 22 anni, Milano
Karim descrive la presenza massiccia delle forze dell’ordine come “una sensazione di occupazione militare”. Pur riconoscendo la tensione, sottolinea che la protesta è rimasta “spontanea, con gente che chiede solo una vita migliore”. Evidenzia inoltre che i media hanno troppo spesso focalizzato sulla violenza, lasciando in ombra le reali difficoltà delle famiglie che lavorano nei settori della logistica, agricoltura e trasporti.
Francesca, 27 anni, Roma
Per la commessa Francesca, la protesta è la prima esperienza sul campo. “Dopo doppi turni e straordinari, arrivare a fine mese è impossibile”. La sua speranza è che la manifestazione riporti il dibattito pubblico su temi come i salari, le bollette e l’affitto, anziché concentrarsi solo sugli episodi di violenza.
Alessia, 26 anni, Torino
Alessia, titolare di due lauree e un dottorato, lavora due impieghi per sbarcare il lunario. “Avere titoli non garantisce più un futuro”. Esprime scetticismo verso le proposte governative di 2.500 euro per i giovani, ritenendole insufficienti rispetto al costo della vita.
Michele, 55 anni, Brescia
Ex operaio di una fabbrica chiusa, Michele ha subito la perdita del lavoro e ora dipende dalla cassa integrazione. “Il governo premia i più ricchi, ma noi non possiamo più farcela”. Per lui, la protesta è un modo per chiedere una risposta concreta a una situazione che definisce “insostenibile”.
La giornata del 30 ottobre si preannuncia come un crocevia tra esigenze economiche, rivendicazioni sociali e una crescente sfiducia verso le istituzioni. L’Usb e le forze politiche alleate sperano che la massa dei cittadini, dalla periferia alle grandi città, possa tradursi in pressioni efficaci per una revisione delle politiche di bilancio, dei salari e delle misure a sostegno delle famiglie.



