In un momento di crescente preoccupazione per il futuro della sanità pubblica in Molise, è nato il Coordinamento Progressista del basso moliseun’alleanza che riunisce diverse forze politiche con l’obiettivo di difendere il diritto alla salute dei cittadini. L’iniziativa, presentata ieri sera a Termoli, rappresenta una risposta concreta alle scelte regionali che stanno mettendo a rischio la tenuta del sistema sanitario locale.
Il coordinamento, che include Partito DemocraticoMovimento 5 StelleAlleanza Verdi e SinistraItalia VivaAvanti PsiLa Rete della Sinistra e Voglia di Termoliha come primo obiettivo la riapertura del reparto di emodinamica dell’ospedale di Termoli, chiuso nonostante la crescente domanda di servizi. La decisione regionale, giustificata con dati del 2026, è stata duramente criticata per il suo impatto sui cittadini, soprattutto quelli che vivono nei paesi dell’entroterra, dove la viabilità compromessa rende difficile raggiungere Campobasso in tempi utili.
La testimonianza che ha scosso la piazza
Tra gli interventi più toccanti della serata, c’è stato quello della figlia di un uomo di Termoli, deceduto a causa della chiusura del reparto di emodinamica. La donna ha raccontato come il padre, colto da malore, non abbia trovato assistenza tempestiva e sia stato costretto a raggiungere Campobasso, arrivando troppo tardi. “Mio padre è morto con un buco nel cuore“, ha dichiarato, sottolineando l’urgenza di evitare che simili tragedie si ripetano.
Laura Venittelli, una delle voci più attive del coordinamento, ha ribadito la necessità di un’azione concreta: “Dobbiamo evitare che si ripetano storie come questa“. Gli organizzatori hanno denunciato una gestione delle risorse regionali che privilegia le strutture private, anticipando somme che sottraggono fondi alla sanità pubblica e scaricando sui cittadini il peso del debito. Un dato emblematico è che ogni bambino nato in Molise porta sulle spalle oltre 400 euro l’anno di debito sanitario, anche senza utilizzare il servizio.
Le critiche alla gestione regionale
Il coordinamento ha criticato aspramente la scelta di chiudere il reparto di emodinamica, nonostante le “veramente, veramente tante” richieste di intervento nell’ultimo anno. Secondo gli oratori, la decisione va in contrasto con il principio costituzionale del diritto alla saluterichiamato più volte insieme alle sentenze della Cassazione che pongono la tutela della salute al di sopra delle esigenze di bilancio.
“Chiudere i reparti per diminuire il debito produce un danno enorme al diritto del cittadino di essere curato“, hanno ribadito i partecipanti. È stata inoltre rimarcata l’assenza del sindaco di Termoli e del presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, che, secondo il coordinamento, avrebbero dovuto essere presenti per difendere un principio costituzionale fondamentale.
Le prossime mosse del coordinamento
L’iniziativa di ieri sera sarà solo la prima di una serie di assemblee pubbliche destinate a informare i cittadini, costruire una posizione comune e portare la protesta oltre i confini regionali attraverso una raccolta firme. Sono state inoltre presentate formali “note critiche” contro la scelta amministrativa regionale, depositate entro i termini di legge da avvocati che si sono messi gratuitamente a disposizione.
Il coordinamento auspica che il presidente e i consiglieri regionali prendano coscienza della gravità della situazione, evitando la soppressione dell’ospedale di Agnone e la chiusura dei reparti di ginecologia di Isernia e di emodinamica di Termoli. La strada indicata è chiara: non il disavanzo come criterio di governo, ma un progetto che rimetta al centro il diritto alla cura.
La conclusione della serata ha ribadito un messaggio politico netto: solo unendo le forze si può alzare una voce abbastanza forte da arrivare al Governo e ottenere un intervento attivo a tutela della salute dei cittadini molisani.


