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Arresto a Isernia dopo due anni per la morte di Costanzo Amoruso: dettagli sui rilievi e le indagini

A Isernia è stato arrestato il vicino di casa di Costanzo Amoruso, ucciso con un colpo alla testa: emergono ricostruzioni sulle fasi della notte del 5 luglio di due anni fa e gli elementi raccolti dalla Polizia e dalla procura.

Arresto a Isernia dopo due anni per la morte di Costanzo Amoruso: dettagli sui rilievi e le indagini

La scena trovata in un appartamento di via Giulio Tedeschinel quartiere San Lazzaro di Iserniaha segnato l’inizio di un’indagine che si è conclusa dopo due anni con un arresto. Il 5 luglio di due anni fa una chiamata al 113 aveva fatto convergere sul posto la Poliziache trovò la porta scardinata e appoggiata alla parete e il corpo di Costanzo Amorusodi 74 anni, riverso in una pozza di sangue per una ferita alla testa. Le condizioni dell’appartamento mostravano chiari segni di una colluttazione violenta e, nonostante gli interventi, per la vittima non ci fu più nulla da fare.

Da subito la vicenda ha seguito una traiettoria investigativa definita: come ha ricordato Carlo Fuccioggi procuratore Capo di Cassino e allora procuratore di Isernia, gli accertamenti iniziali indirizzarono l’attività della procura e della polizia giudiziaria verso un vicino di casa. Le indagini hanno incluso sopralluoghi, conversazioni registrate e approfondimenti tecnici, con elementi che nel tempo sono stati ritenuti significativi dalla stessa autorità giudiziaria.

Svolgimento dell’episodio in via Giulio Tedeschi nella notte del 5 luglio

La ricostruzione degli investigatori indica che la lite tra il 74enne e il condomino abbia avuto origine per motivi che sono stati ritenuti futili. Sempre secondo gli esiti delle indagini, il confronto verbale si sarebbe trasformato in uno scontro fisico: la vittima riportò un colpo alla testa che provocò una ferita sanguinante. Nonostante la ferita, Amorusoin stato di forte ebbrezza, si sarebbe poi ritirato nel suo letto dove si sarebbe addormentato; la gravità dell’emorragia che si è protratta durante la notte è stata indicata come causa del decesso alcune ore più tardi.

Accertamenti, indizi e la misura cautelare a carico del condomino

Le fasi successive all’episodio hanno visto impegnate la Squadra Mobile e la Polizia Scientifica di Napoli in rilievi e analisi tecniche. Fondamentali per le indagini sono state le testimonianze dei condomini, l’interrogatorio dell’indagato e i riscontri tecnici operati sul luogo. Di particolare rilievo è stato il ritrovamento di tracce di sangue riconducibili alla vittima sulla ciabatta del sospettato, elemento che gli investigatori hanno definito determinante. I primi indizi rilevanti emersero già la mattina successiva, quando una conversazione tra il sospettato e un agente della Squadra Mobile, registrata dall’operatore, riportava ammissioni di aver bevuto molto e il timore di essere coinvolto nella vicenda.

Procedura giudiziaria e esecuzione della misura

Alla luce degli elementi raccolti, la procura locale ha richiesto una misura cautelare che il gip ha poi emesso: il 63enne condomino di AmorusoGianni Flagielloè stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario e la misura è stata eseguita dalla Squadra Mobile. L’azione esecutiva rappresenta il punto formale in cui le risultanze investigative, ritenute sufficienti dall’autorità giudiziaria, hanno portato al collocamento in carcere dell’indagato, dando corso alla fase successiva del procedimento penale.

Nel corso dell’intera attività istruttoria sono stati valutati in modo combinato i rilievi tecnici della Polizia Scientifica di Napolile dichiarazioni raccolte e gli elementi desunti dagli accertamenti sul posto. Il quadro probatorio comprende, oltre alla macchia di sangue sulla ciabatta e alla registrazione della conversazione, le dichiarazioni dei testimoni e gli esiti del sopralluogo, che hanno contribuito a consolidare l’ipotesi accusatoria formulata dalla procura.

La vicenda rimane ora nelle mani della magistratura che procederà con le fasi successive del processo. I passaggi che hanno portato dall’intervento del 113 alla misura cautelare evidenziano come il lavoro congiunto di polizia giudiziaria, investigatori e tecnici di laboratorio abbia permesso di trasformare i primi sospetti in un’imputazione formale, sulla base degli elementi raccolti a Isernia e degli accertamenti svolti anche fuori sede dalla Polizia Scientifica di Napoli.

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